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In punta di
piedi
Ed.
Alethéia - 1998 (pp. 63, 12 mila lire)
Può
un giovane di belle speranze, in punta di piedi,
"insinuarsi" nella vita di una donna matura, stanca d
'essere infelice, sconvolgendola emotivamente e non solo?
Ebbene si! Perché ciò è
avvenuto alla protagonista di questo racconto, la quale,
"obbedendo" all'istinto "carnale" si è
lasciata travolgere dalla passione per un giovane artista che,
con sfrontatezza ed irruenza, è riuscito ad irrompere nella sua
vita.
Con grande poeticità di
immagini e delicatezza di espressioni, si esplica la
straordinaria abilità dell'autrice nel descrivere anche i più
intimi e reconditi pensieri ed emozioni dell'animo femminile.
Notevole la scelta degli autori riportati all'interno del
racconto; come pure l'utilizzo di un lessico ora sobrio, ora
poetico. Nancy Messina
Roma
9 maggio 1998
Vera
carissima, grazie per il “Racconto” dove sotto il segno
della verità (Alethéia), con l’innocenza assicurata da
Beethoven, “In punta di piedi” entri a danzare nel mondo
magico di Valery, di Juyi, di Sereni, di Baudelaire, di Poe, di
Lian, di Neruda, di Grilliparzer, di Stanescu, di Lorca, giusta
la sentenza del Croce che del “raggio di umanità” che in te
“splende” direbbe: è poesia, e può stare a fronte di
qualsiasi altra e sublime poesia” … pleno iure!
Fortunato
Pasqualino (Filosofo)
testimonianze
critiche
Cercare
di compenetrarsi nel mondo poetico di Vera Ambra è di certo un
mettersi in rapporto con il suo universo privato e confrontarsi,
ma è anche un modo per contribuire a determinare che nuove e
diverse realtà coesistano in lei per permettere di comprendere
quell’emozione che coglie, all’improvviso, le visioni di
ciascun lettore.
Ognuno
di noi è legato al proprio tempo, alla propria vita e alla
propria cultura, ed è proprio attraverso questo tempo, questa
vita e questa cultura che le pulsioni, le più emozionali, in
questa lettura, fanno scattare il desiderio d’intraprendere
questi voli che conducono nella parte più profonda
dell’essere umano.
Un
cuore sempre vivo e profondo è quello del poeta. Il poeta che
sa di confrontarsi sul palcoscenico della vita quotidiana e da
li sviscerare e mettere sul rigo tutto ciò che costella il
proprio cielo. Universo di Vera Ambra è il quotidiano di una
vita spesa e sezionata da tutto ciò che riesce a provocare in
lei sensazioni ed emozioni profonde.
Attraverso
le sue stesse parole, è in grado di mettere in evidenza quegli
squarci di luce animati da un raccontare silenzioso, poi
racchiuso nelle sue righe e le sue mondo è formato da mille
cose che, come per magia, si trasformano nel desiderio di essere
raccontare e da qui, quindi, diventano emozioni tradotte in
parole.
«Una
mano luciferina m’avvolgeva sicura e, unico abitante di
paradiso d’ombra, a giudicare dal nero sotto il contorno
dell’occhio, sembravo più un’aristocratica vampira che, tra
gli sconosciuti mordeva tutto ciò che capitava a portata di
mano. In fondo ero il guardiano del buio che custodiva le notti
e le gustava in compagnia dei gatti sulle strade e deserte ma,
eroina costretta a mangiare pane farcito con ironia e banalità,
ero una mela ghiotta, caduta e mai raccolta ...“
Nella
lettura di In punta di piedi traspare la sua
consapevolezza e la sua capacità d’entrare nell’immaginario
per vestirlo con la sua stessa interiorità e In Punta di
piedi, questo suo primo lavoro di narrativa, affrontata una
tematica delicata. Una storia che si snoda nell’inquietante
indagine d’un rapporto tra una donna radicata nel senso della
vita e di un giovane che cerca di superare se stesso ponendosi
davanti al baratro della realtà.
Le
oscillazioni emotive di queste due età a confronto: l’argento
della giovinezza e l’oro della maturità sono fuse tra il
sentimento e la poesia.
«Fisicamente
e mentalmente era entrato nella mia vita come una luminosa
fosforescenza. Era una spirale che si scatenava e avvolgeva quel
mondo bellicoso e colorato di musica. Imparammo a racchiudere i
nostri corpi tra il disordine della casa.»
Visioni
inquiete che portano a visionare, snodare e analizzare questo
rapporto con di inquietante indagine che non si raffrontava più
con i sentimenti ma nel fare i conti con la realtà stemperata
tra il verde di una memoria, morbida e colorita come il lampo
splendente di un breve sorriso: «… L’ubiquità del
desiderio stillato a goccia a goccia con le mani sulla pelle. Un
preludio per quel corpo bello come quello di una donna,
seducente come una puttana. Lo sentivo cadere come un sasso
mentre frugavo nella cenere del fuoco spento e sottile quel filo
di fimo s’alimentava attorno al fuoco...».
E
quando più nulla conta. «Era mio!» Quel nulla che a
nulla sfugge come il procedere lento delle nuvole che vanno a
formare la tempesta, «lui, mercante di specchi, rimboccò
ogni attimo per lasciarmi alle spalle la vita.» Quali e
quanti sono gli anni che creano la differenza. Esiste forse un
metro per misurare ciò che è giusto o ingiusto? Con questo
dilemma la paura riesce a schiacciare un ragazzo che per giocare
a fare l’uomo si è guardato dall’altro lato dello specchio
per vedersi con le rughe sul viso e i capelli bianchi e radi.
Elena
Ragaglia (attrice
Teatro Stabile Catania)
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