Dove intende portarci la prosa incalzante
di Luigi Milani che, imponendoci un ruolo da voyeur, ci invita a
spiare nelle vite dei suoi personaggi? Che cosa vuole farci scoprire
sul conto di una umanità trafelata e sofferente, che rincorre chissà
cosa senza prendere le dovute precauzioni contro l’imprevisto,
contro i tranelli che la vita dissemina ogni giorno sul nostro
cammino?
Da quando ha gettato il primo vagito, e talvolta senza saperlo,
ognuno di noi sta andando a un appuntamento.
Nei dodici racconti di Luigi Milani appaiono personaggi, molto
numerosi e delineati con tale cura da sembrare esseri viventi e non
creature di carta, che si recano a un appuntamento, che incrociano
un evento o un proprio simile, dal quale impareranno qualcosa di
nuovo su se stessi.
Uno squarcio improvviso nelle abitudini di ogni giorno li getta in
una dimensione che dà loro le vertigini, che suona inconsueta, a
volte perfino minacciosa. E se è tragicamente estrema la situa-zione
di Iussuf, sventurato iracheno finito nelle grinfie di militari
americani che lo sottopongono a feroci torture (il racconto è Abu
Ghraib), è invece tragicamente ordinaria la vita delle figure che
dominano gli altri racconti. Flavia, eroina di Discrezionalità, ha
una carriera di cui può esser soddisfatta e rifulge orgogliosa
nel-l’imprevisto confronto con Renata, l’amica che prometteva di
diventar chissà chi e si è invece arenata in uno stanco matrimonio,
ma le basta rubare un oggetto in un negozio per ritrovarsi in una
situazione da incubo.
Nel tenerissimo Figlia, a Claudia è sufficiente irrompere dentro la
casa paterna in una sera piovosa per misurare la propria fragilità,
e le sconfitte che le fanno desiderare di tornare bambina, ed è un
colpo da maestro la conclusiva immagine del padre che appare,
trepidante e protettivo, sotto la pioggia.
Nella definizione di questi lavori è un dettaglio non secondario,
parlando di uno scrittore di sesso maschile, la capacità di Luigi
Milani di descrivere le donne. I suoi personaggi femminili agisco-no
come se non fossero concepiti da un uomo e vivono di vita propria
perché sagacemente illuminati dall’interno.
E la prevalente tragicità del tono d’insieme si stempera al-l’occorrenza
in un’ironia non priva di crudeltà, come nel racconto Rilassati!, in
cui sfolgora un altro bel personaggio di donna. È l’inafferrabile
Carla, da cui il protagonista si fa menare per il naso (e qualcosa
ci dice che il gioco di Carla potrebbe funzionare con ciascuno di
noi), mentre cova la speranza di invischiarla in una relazione che
forse non ci sarà mai.
Smarrimenti improvvisi, latenti inquietudini, un senso di
vulnerabilità di fronte all’ignoto, e un paesaggio che, frastornante
o silenzioso, si configura spesso come una scena estranea,
sottil-mente ostile, su cui gli eroi di Luigi Milani muovono i loro
passi: ecco da che cosa nasce il palpito che ti prende a leggere
questi tredici (e il numero non è causale) viaggi nell’assurdo, di
questi tredici sismografi tesi a registrare sotto i nostri piedi i
sommo-vimenti di cui abbiamo paura e che forse ci faranno inciampare
di qui a poco.
Francesco Costa
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