
Vittorio Frau
Guasto "Le origini di Pierclaudio"
In copertina opera di Salvatore Boccia
È questo il secondo lavoro di Vittorio Frau che mi capita di
recensire, per cui posso avvalermi del privilegio di essere già
immerso nell’ambito del suo pensiero letterario.
Come nel precedente libro “La rimpatriata”, anche nel caso di
“Guasto, le origini di Pierclaudio”, è da cogliere all’interno
delle righe e al di là del racconto sempre piacevole, i numerosi
messaggi sociali, sparsi qua e là quasi in maniera esplicita.
Certo, il racconto diverte, fa sorridere, e talvolta amaramente.
Già quando si decide di dare il soprannome Guasto al personaggio
principale, allora vuol dire che fin dalla sua genesi ci si pone
un obiettivo ben preciso.
Guasto, figlio di un’avventurosa nascita, percorre una via lungo
la quale si imbatte in ospedali, scuole, leva militare, aula di
tribunale…, che rappresentano le istituzioni con cui si ha a che
fare.
Le origini di Pierclaudio (si chiama così come i suoi nonni
paterni!) risalgono alla data del 29 febbraio, quindi è
costretto a festeggiare il proprio compleanno ogni quattro anni,
ed è certamente figlio di un addomesticatore di scimmie.
Tali presupposti non possono non consentire al nostro
personaggio il diritto di riprendersi la giusta rivincita nei
confronti della società e delle istituzioni che la
rappresentano.
Tutto ciò si sviluppa attraverso un utilizzo di un’autoironia
funzionalmente irriguardosa nei confronti della narrazione che
si manifesta allo stesso tempo arrogante, brutale,
beffeggiatoria verso tutti i luoghi comuni diventati obbligatori
in una società che ha letteralmente buttato alle ortiche il vero
senso della vita e del rispetto sia privato che sociale.
Scasseddu Pierclaudio, detto Guasto, è colui che scassa, colui
che guasta, nella speranza di veder rinascere una società senza
invadenza e senza oppressioni.
|