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BIOGRAFIA

Valeria Battiato è nata il 20 marzo 1988 a Roma.
Attualmente vive a Bologna, ma le sue radici affondano a Biancavilla, alle pendici dell’Etna, in provincia di Catania, dove è cresciuta e dove ha iniziato la sua carriera artistica come giovane poetessa esordiente in numerose antologie con il riconoscimento di vari premi letterari:
Festival dell’utopia 2010 (Fondazione La città invisibile),
Il segreto delle fragole Ed. 2010
Concorso Tenuta Pernice 2010
Premio Fortunato Pasqualino 2010
IX Premio Letterario Nazionale di Poesia “Parole Sparse”‏ 2010

Maturità classica, laurea in ingegneria gestionale, uno stage all’estero in ESA – Agenzia Europea Spaziale, dopo l’incontro con Vera Ambra, pubblica nel 2013 la sua prima raccolta di versi “Nell’anca del pollice sinistro. Splatter felice in poetry di una blogger”, grazie al quale vince il Premio Akademon Poesia 2013.

Valeria Battiato inaugura così lo “Splatter” trasposto in forma poetica che diventa sequenza informale di ritmi-percezioni-immagini, oscure, violente e strazianti; il vissuto di una realtà quotidiana votata al “cupio dissolvi”, capace di iniettare la “dissoluzione dell’essere” per mezzo della parola, cupa, astrusa e difficile.
Una rara esperienza di sinestesia in cui la pellicola delle percezioni più sconvolgenti, varca il simbolismo convenzionale delle parole che si fanno corpo in un’eterna quaresima tutta verbale, legata al significato-significante del lessico del Blog reso alla solitudine contro la solitudine, persa nei ricordi di un tempo e di vecchie glorie.
Se la poesia Splatter è emorragica ed epurativa in uno strano effetto domino dell’alienazione salvifica della parola, col secondo scritto “Fissazione di una sciara muta” Valeria Battiato stupisce in una scelta stilistica imprevedibile piegata alla regia del disegno e della interpretazione grafica di una poetica la cui parola diventa ora soffusa ora dimenticata.
I protagonisti sono un Santo, parroco di un’anonima città e una mosca le cui sembianze sono umane. Il racconto nasce da un sogno e si sviluppa nello scenario apocalittico della sciara lavica che avanza muta per distruggere la città in cui vivono i nostri protagonisti.
Ognuno di questi personaggi sperimenta il torpore e il fascino di un limbo onirico interminabile in grado di consumare al proprio interno vite di un’epoca non integra, ma assediata, corrotta e malvagia.
Il ritmo narrativo è dettato dal rapporto immagine-testo. La regia si piega alla linea, all’interpretazione grafica al suggerimento della parola nella forma estetica di una memoria onirica recuperata ad angolo e in prospettive sfuggenti.
Non c’è grammatica, la poesia si interiorizza al punto del tratto e dello schizzo evocativo, senza bellezza o raffinatezza, ma scabro, informe, tanto surreale da apparire e sparire nello strazio di un interiorità che si incarna non più nel simbolismo verbale, ma estetico e onirico.

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  Edizione 2015 © Associazione Akkuaria 
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