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Se qualcuno chiedesse a Sosténe
chi sia, risponderebbe: un artista... ma pensando alla musica
più che alla poesia.
La
luna se ne va da questa notte, e mette a nudo le lance
delle canne, le rughe dei vecchi occhi vivi le vene delle
foglie umide
Se ne va sempre carica
sempre
leggiadra e misteriosa Se ne va col fiato dei pensieri
ammutoliti Quando tramonta non ha futuro e l'abbandono
coglie senza sforzo la solitudine mortale ci abbraccia
amica
La luna se ne va da questa notte e non vedremo
più alba e non avremo rimpianti
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A
sedici anni studia per due anni pianoforte, fino alla morte del
padre, quando deve pensare a cose più impellenti, e smette
di suonare. Al tempo non aveva ancora scoperto la sua migliore
qualità: la voce. Peraltro, sin dall'età
di quattordici anni, scrive versi cui non ha mai dato molta
importanza, ritenendo che quello di poeta e di scrittore sia un
mestiere vero e proprio, che comporta un preciso ed attento
studio. Sebbene lui non abbia mai atteso a quello
studio, tuttavia si appassiona istintivamente ai classici greci e
latini, di cui studia le opere principali e la metrica; studi che
si riversano nell'attività musicale che, frattanto, è
stata ripresa (intorno ai 22 anni). Studia per 4 anni musica e
chitarra classica, facendo contemporaneamente ricerche sul
"campo" di musica popolare, che rimane ancora la sua
passione più grande, anche se oggi rivissuta in modo molto
più originale degli inizi. Per alcuni anni si dedica
professionalmente all'attività musicale. Incide un "33"
(in vinile trattandosi di epoche preistoriche) per la Fonit
Cetra, studia per due anni sax tenore, si diploma in teoria e
solfeggio, scrive ed interpreta musiche per la RAI e per il
teatro (ometto i particolari per brevità). Nel
frattempo è iniziata la scrittura di un romanzo, ad oggi
non conclusa, dal titolo provvisorio di "Wilkinson: pensò
l'uomo...". L'attività poetica prosegue, ma si
rifiuta ancora di prenderla sul serio. Devesi considerare che,
essendo tutti gli italiani poeti, è difficile prendersi
sul serio in quest'ambito. La scrittura viene da lui
considerata come sfogo cadetto di una certa perenne adolescenza,
che affligge molti di noi, e sulla quale è meglio stendere
un provvido velo di riserbo. Il riconoscimento ottenuto dai
lettori di Akkuaria è - come avrete capito - il primo; né
potrebbe essere altrimenti dato che è la prima volta che
una composizione letteraria esce dai cassetti ben inchiavardati
di casa Sòstene . La circostanza lo riempie di gioia -
nonostante la sufficienza con cui Sòstene ha sempre
guardato alla propria attività di scrittore - perché
in ogni artista c'è la manifesta o celata speranza di
rompere una qual certa solitudine umana e giungere agli altri con
la parte più intima di sé: l'emissione creativa.
nell'atto creativo, infatti, non c'è spazio per la
convenzione, per l'apparire, per il calcolo di convenienza, pena
il fallimento e la distruzione dello stesso linguaggio
adottato. Lo pseudonimo di Sosténe appare solo nel 1997
quando la carriera professionale del nostro (egli per vivere
svolge da 18 anni una professione diversa da quella di musicista)
gli consiglia riserbo, soprattutto in relazione all'attività
di spettacolo che, seppure molto diradata, ha ripreso. vi
risparmio le tappe - peraltro alcune veramente esaltanti - ed i
riconoscimenti all'arte del nostro; il quale ringrazia tutti i
generosi lettori di Akkuaria, oltre che Vera Ambra che ha attuato
la sua minaccia di " pubblicare ancora qualcosa".
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