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NEL FLUIRE DI GIORNI

di

Rosa Maria Di Salvatore

 

ANTOLOGIA CRITICA

Elemento portante della silloge è il tempo che scorre ed è impensabile fermare “la clessidra che consuma i giorni”. Non si tratta di un tempo fisico, quanto piuttosto di un flusso modulato dai battiti del cuore.

In questa continua affermazione del ricordo, “scorrono le immagini, fotogrammi di vita” e l’autrice con una musicalità potente e dirompente si sofferma ad ascoltare la sua anima, a rievocare sentimenti, luoghi della giovinezza, la natura con i suoi ritmi e profumi inebrianti, fatti di vita che ritornano e si annodano l’uno con l’altro formando il gomitolo della memoria.

Dietro il velo dello smarrimento, della solitudine, in modo diretto e vibrante si coglie una forza salvifica che ricrea speranza, per “inerpicarsi ancora su per l’erta salita”.

Motivazione di Adriana Bracco a La risacca del tempo silloge vincitrice della 29^ edizione del Premio “Città di Leonforte” 2007



Poesie dalle tinte alate e modulate sul filo di un’emozione costante... È un piacevole alternarsi e susseguirsi di voli alti e di subitanee accelerazioni in direzioni del dopo, quello che ci viene offerto a mani aperte quasi a voler coniugare il certo con l’aleatorio, la bellezza interiore con la realtà non sempre gratificante della quotidianità. Poesie dall’andamento suadente e dal respiro allargato, dunque, ovvero un catturare momenti che il tempo, vorace e fuggitivo com’è, tenta, assai spesso, di far evaporare. Rosa Maria Di Salvatore, come dicevamo, sa anche guardare oltre e sorridere per il semplice fatto che “un riverbero di luce / nell’assolato meriggio / ci restituisce energia vitale / e, con la forza magmatica / della saggezza, ci scuotiamo / scavalcando l’apatia / e, dal dubbio, fiorisce / finalmente la certezza”. Quella certezza, per intenderci, che riesce a scardinare equilibri precari ed a far fluttuare il respiro del tempo verso quei profumi inebrianti che, seppure legati al passato, sono sempre accesi nella memoria”.

Dalla recensione di Fulvio Castellani a La risacca del tempo, pubblicata nel numero 66 del Bimestrale di Cultura Noialtri (Maggio / Giugno 2008)



La silloge di Rosa Maria Di Salvatore prende il titolo dalla prima lirica, L’isola delle emozioni, che ne costituisce la chiave di lettura: la poesia della Di Salvatore trae origine e ispirazione dall’osservazione del paesaggio in tutti i suoi momenti e molteplici aspetti. Ma è in particolare all’alba, al momento del sorgere del sole che la sua poesia può trovare nutrimento... E in effetti in questa prima lirica sono presenti i principali motivi che si sviluppano nel corso della silloge.

Anzitutto il motivo del silenzio, che assume una forte valenza trascendente, ed equivale a meditazione, primo passo verso l’estasi, condizione per l’ascolto dell’assoluto… il motivo dei ricordi, che quasi emanano magicamente dai vari elementi che compongono il paesaggio… Il dato memoriale si eleva a meditazione sulla condizione del tempo attualmente vissuto dall’autrice, con stile sobrio ed elegante, che non disdegna suggestive metafore.

I flash rievocativi, centrati sulle percezioni di una corporeità sempre vigile e prosciugati di ogni tentazione di intimistica effusività, disegnano immagini felicemente essenziali e suggestive. E, infine, compare il motivo del colore e della luce, che “dipingono” anche il silenzio... Questi motivi dominanti si intersicano e si intrecciano in una trama di singolare suggestione poetica che suscita una compartecipazione attiva del lettore”.

Pierangiolo Fabrini, dalla prefazione de L’isola delle emozioni, 2010



Leggere L’isola delle emozioni di Rosa Maria Di Salvatore è come intraprendere un viaggio meraviglioso nella solarità di un animo sensibile. Ogni lirica è, infatti, penetrata di luce, di colori, di gioie improvvise e di tenere malinconie. I toni cupi sono rari; dominano, predilette, le “tinte pastello”, delicate come i sentimenti dell’Autrice. Ricorrente e centrale è il motivo della solitudine presente già nel titolo; l’isola riconduce ad uno spazio circoscritto e solitario, amato rifugio del cuore.

Nella solitudine la Poetessa ricerca il silenzio, se ne nutre, vi si acquieta... Nel silenzio, ella si fa cullare dal “chiarore lunare”, dalle notti stellate, dalle meraviglie di un’alba iridescente. Solitudine e silenzio sono gli straordinari compagni di un’anima pulsante di intensa vita poetica.

Vediamo Rosa Maria sola, immersa nel fascino della natura, attenta alle sue voci, ebbra dei suoi profumi... ed è gioia, qui e là, a sprazzi... il suo pensare positivo è coinvolgente e dona fiducia... Poche volte indulge alla malinconia, che è intensa e breve, aleggia appena, lievemente...

Il tempo, nel triplice aspetto di presente, passato e futuro, è un altro silenzioso compagno della Poetessa... I sogni ricorrono nelle liriche di Rosa Maria come le ingenue fantasticherie dell’infanzia e le immagini d’amore e tenerezza dell’adolescenza: fanno parte del tempo, si ripresentano nella memoria e sono un tutt’uno con la poesia... Nelle ultime poesie i sogni, velati dal pudore, vanno di pari passo, nel corso della vita, con l’Amore, un unico, romantico amore sempre giovane... un Amore quasi stilnovista, fatto di timidi sguardi... e, in un “momento magico”, lo “sguardo intenso” dell’amato... trasforma il sogno in realtà...

In questa preziosa raccolta affiorano lo stupore, l’incanto della bimba, la pudicizia della donna, l’indole della sognatrice che non perde di vista la realtà; che, consapevole del fluire del tempo, accarezza con tocco leggero il passato, ma scopre ancora le bellezze del presente, il sorriso della vita...

In quest’isola vulcanica, fiorita di ginestra, tra erti sentieri, le parole e i versi, accesi di luce e di fulgidi colori, pervadono l’animo del lettore, il quale si sente accompagnato con estrema fiducia alla scoperta di tutte quelle “emozioni”, che, solo in questo luogo privato, può provare.

Rita Arrabito Latina



La poesia di Rosa Maria Di Salvatore giunge diretta al cuore come carezza, una carezza leggera che riporta al mondo quasi dimenticato di emozioni passate, riporta alla culla dell’infanzia, alle fiabe incantate, ai palpiti dell’adolescenza.

Nello svolgersi delle vicende poetiche la lirica di Rosa Maria conduce, con un coinvolgimento quasi onirico, alle gioie di antiche stagioni, alle albe, ai tramonti, ai primi palpiti segreti, al “nido di antichi sorrisi” (da Briciole di ricordi).

Non c’è nei suoi versi alcuna nota stonata, tutto è cantato con un sapiente equilibrio di toni. Non c’è inquietudine, non c’è amarezza, ogni verso è una sintesi di dolci armonie, talvolta bucoliche, talvolta oniriche e malinconiche che mai cadono, però, nel compiacimento del dolore.

Forte è la nostalgia e il sentimento della memoria “sono tornata a sentire il respiro / del tempo fra papaveri e ginestre / a stordirmi di profumi inebrianti / … sono tornata con passo leggero / qui, dove tace il rumore del mondo / a ritrovare i sogni del passato / nelle verdi brughiere dell’infanzia” (da I sogni del passato).

Il verso è elegante, preciso, mai eccessivo, talvolta adorno di adeguate metafore. C’è armonia nella poesia di Rosa Maria, c’è la magia dei colori, la luce dell’alba, la musica dei prati, del silenzio, dei ricordi che nutrono le emozioni, c’è il mistero della vita e dell’amore, c’è il sorriso incantato di Rosa Maria: c’è proprio tutto!

Carmelita Randazzo Nicotra


L’opera di Rosa Maria Di Salvatore rivive il percorso dell’amore in un cammino inverso che parte dalla crisi e dal silenzio per gustare successivamente attese e speranze ed infine la felicità e l’incanto. Un climax che abbandona al vento i sentimenti, scava nei ricordi fino a sfiorare l’abisso in cui le parole sono conchiglie vuote (Conchiglie vuote), ma allo stesso tempo hanno senso quando racchiudono in sé la persona amata: “Tra conchiglie / di ricordi lieti / ti ritrovo / come perla racchiusa / dentro al cuore”. (Tra conchiglie di ricordi).

Assumendo il testo una costruzione a trittico, l’attesa, il silenzio e la memoria vanno alla ricerca di un sollievo, nel labirinto vago del tempo, che la poetessa rende con la metafora di “sorrisi d’erba nuova”...

Per la lettura dell’opera di Rosa Maria Di Salvatore, utili indizi di interpretazione sono le frasi che l’autrice sceglie di volta in volta come incipit di ogni sezione... L’autrice vive l’amore nel ricordo e attraverso questa dimensione arretra fino all’idillio, presentando un percorso dialettico in cui, nell’ultima parte, abbiamo la sintesi del sentimento...”.

Giuseppe Manitta, dalla prefazione di Ineffabile sincronia, 2013

Ineffabile sincronia è la storia di un amore vissuto intensamente che Rosa Maria Di Salvatore racconta aprendo semplicemente il suo animo e coinvolgendo i lettori in questa sua esperienza meravigliosa anche se sofferta. La struttura della silloge è tripartita: L’Addio, L’Attesa, L’Incanto... Viene evidenziata, così, la scelta di narrare questa vicenda amorosa partendo da un momento di crisi... viene vissuta con coraggio, sostenuta dalla speranza... per arrivare infine alla conquista della meta ambita e con gioia la donna corona il suo sogno e vive pienamente tutta l’ebbrezza del proprio amore: Insieme noi due / ineffabile sincronia.

Il fascino del racconto sta nel pathos delicato che lo pervade e suscita una commozione pacata come quella che viene da una favola lontana. Il lettore è trasportato in un’atmosfera soffusa e ovattata, in cui appare attutito anche il dolore per la tristezza della solitudine. La natura sembra partecipare a questo canto dedicato all’Amore e si offre allo sguardo della poetessa come uno spettacolo di luminosa bellezza: È mattino si luci e di colori / lassù nel cielo danzano le nubi / corolle d’ombra sotto il pergolato / nella giovane estate senza tempo. In questo inno alla vita tutta la natura... si identifica con il trepido cuore della donna innamorata.

Viene proposta una poetica monotematica, ispirata all’amore, i versi sono semplici, ma intensi e, come il canto di un usignolo, toccano il cuore con punte suggestive di lirismo... La sofferenza interiore viene superata con la gioia dell’attesa e della speranza che trova delicata espressione nei versi: Lo so, so che tornerai / e quando sarai qui / colorerò ogni attimo / con l’oro di mimosa / rubato al vento di aprile / e avrò negli occhi / il sorriso d’allora.”

Maria Vadalà


Arabeschi di luce, pulviscoli di sogni, ricordi e voci nostalgiche di memorie lontane sono il cardine attorno al quale ruota la produzione poetica di questa preziosa silloge di Rosa Maria Di Salvatore intitolata non casualmente “Il colore delle primule”. L’alternarsi delle stagioni della natura – e di rimando dell’esistenza di ciascun essere umano – si traduce in versi e strofe dalle meditazioni ora malinconiche ora stupite su una condizione comune: lo scorrere del tempo.

L’indole e la fantasia dell’autrice spingono l’elaborazione poetica verso l’evocazione di sottili corrispondenze tra stati d’animo, diario intimo e il naturale avvicendarsi delle stagioni... La poesia di Rosa Maria Di Salvatore è costantemente attraversata da un raggio di luce che illumina anche le zone più buie del cuore, sempre incline a riattivarsi e a pulsare di nuova vita e cauta positività...

La scelta di un linguaggio semplice, ma ricco di metafore, di paesaggi e situazioni quasi georgiche, tradisce sentimenti intensi e si traduce in una sostenutezza metrica che è dichiarazione di coscienza letteraria. Lo svolgimento ritmico, sempre misurato e cadenzato da una riflessione personale in fieri, segue il mutare delle stagioni e degli anni, il passare dell’esistenza, senza alcuna dissonanza e disarmonia.”

Maria Antonietta Cruciata, dalla prefazione de “Il colore delle primule” (2014)


Ancora una volta la poetessa Rosa Maria Di Salvatore ci stupisce con un delizioso volumetto intitolato “Il colore delle primule” uscito nell’Aprile 2014 per la Ibiskos-Ulivieri ed è stato finalista al 10° Concorso Internazionale Autori per l’Europa 2013... Il libro è corredato da massime e frasi di autori vari che ne sottolineano il contenuto e ne arricchiscono il significato... Rosa Maria Di Salvatore è alla sua terza pubblicazione ed è anche presente in parecchi testi antologici di valore e in varie riviste letterarie di prestigio. Quest’ultima fatica, senza nulla togliere alle altre, si presenta come un “piccolo gioiello” di stile e di significato...

Scaturiti dall’intimo moto dell’animo, i versi ben calibrati si compongono di un insieme di messaggi espressi con capacità di sintesi e leggerezza di voli. La loro armonia riflette l’intima natura di un mondo interiore integro dove serenità e speranza, pur nelle normali traversie della vita, hanno sempre avuto un posto rilevante. Il libro, molto curato nella grafica e nella stesura dei testi poetici, si presenta con una raffinata copertina di un verde pallido, ma luminoso, che incornicia un semplice rettangolo in cui è racchiusa l’esplosione di colore delle primule, fiori timidi e delicati, che ben rappresentano la personalità dell’autrice. E già la gradevole immagine ci introduce nel cuore dell’opera, come la stessa poetessa scrive nella breve nota introduttiva, a “... pensare che dopo l’inverno, ci sarà sempre “un’altra primavera”.

La liricità che caratterizza ogni verso ben si sposa con l’appiglio musicale che nasce spontaneo da questa fusione anima-natura e si propaga “Tra petali di luce”... E la lettura delle delicate composizioni desta in noi quel senso di quiete e di sereno ottimismo che le ha ispirate.”

Carmela Tuccari



Dove fiorisce il glicine di Rosa Maria Di Salvatore scava nelle profondità dell’essere attraverso una tessitura lirica e metaforica che si affida alla perizia formale e musicale. L’opera si presenta come un dialogare con la propria anima attraverso emozioni e sentimenti, in cui i versi si scompongono e ricompongono nei respiri dell’Io, nel sussurro delle parole, nello stupore di fronte al bello della vita, nella meraviglia di fronte al mistero della quotidianità e della visione...

La prima sezione, In una melodia di ricordi, si concentra sul vettore memoriale in cui i frammenti del passato vengono costruiti e intessuti attraverso uno sbriciolamento di tempo che contempla tutto l’universo emozionale: solitudine, gioie, divaricazioni dell’Io. Già da questi primi accenni è possibile cogliere la modernità della silloge, ovvero la peculiarità di interiorizzare la dialettica dell’uomo contemporaneo e di renderla percepibile in una ossimorica tensione emotiva. Difatti, come ammette la stessa autrice, ella ricerca la poesia nelle cose perdute e affida ad essa un valore conoscitivo di primaria importanza. Ammettere, infatti, che la poesia è recupero di una parte di se stessi, significa completare attraverso di essa la propria esistenza. Questa è costituita principalmente delle emozioni, le quali fondano il nucleo portante di tutta la silloge e ispirano il titolo della seconda sezione: Scintille di emozioni... Il lemma “scintille” prelude a quella intensità luministica e alla conseguente dialettica chiaroscurale che fluisce silenziosa e imperturbabile. Il dettato, difatti, procede per lampi continui al fine di cogliere il carisma del cuore, il quale a sua volta costituisce la fonte principale di gioia...

L’aspetto onirico costituisce un altro cardine, difatti attraverso i sogni e le speranze si prosegue a vivere e si ha la capacità di riempire i giorni. Possiamo individuare una generale macro-struttura a climax, al cui apice si attesta la sublimazione del sentimento. Essa avviene nella terza parte della raccolta, Parole d’amore, in cui è proprio il fremito più segreto a costruire i sintagmi...

Una summa proviene, infine, dall’ultima parte: gli haiku. Essi fissano icasticamente i concetti, ripercorrono memorie e turbamenti, ma al medesimo tempo permettono di gioire della musicalità del verso, in un continuo respiro di poesia.”

Giuseppe Manitta, dalla prefazione di “Dove fiorisce il glicine” (2015)

 

 

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