Roberto Bianchi nasce a Siena il 27 febbraio 1969. Dedica la sua vita ai cavalli e alla scrittura.
Sua grande passione sono i fanciulli, così si laurea nel 1996 in psicopedagogia ad Arezzo con ottimi voti.
Ama gli animali e la campagna. Vive felicemente in Maremma e trascorre le giornate immerso nella scrittura e nella lettura.
Tra i pini silvestri dei luoghi marittimi e l’aria calda della Toscana, sogna con il cuore di poter rendere piacevoli le giornate ai suoi lettori. Come scriveva Carroll “La fiaba è un dono d’amore”, per questo Roberto si dedica a scrivere favole per i bambini.
Il sogno dell’autore si è in gran parte realizzato con questa pubblicazione, realizzata dall’Associazione Akkuaria che da anni si adopera per aiutare gli emergenti scrittori a trovare spazio nel difficile campo dell’editoria.
 

 

ROBERTO BIANCHI

IL GIARDINO DELLE ROSE

Fiabe

 

 

ENTRIAMO NEL MONDO DELLE FATE
 
Cosa può giovarci di più, bambini, di un bel gruppo di fate che ci narra una favola. Con il mondo fantastico impariamo a conoscere noi stessi, i nostri tesori, le nostre perle.
Lasciamoci incantare dall’universo magico del giardino delle rose. In esso ballano i folletti e suonano i loro pifferi gli gnomi. C’insegnano ad amare la vita, i colori, gli animali e i nostri compagni. Impariamo a procedere senza rinunciare ai sogni e all’ottimismo.
È bello credere alle fate. Diventiamo più creativi, vediamo tutto roseo. Gli incantesimi del “popolo buono” portano amore e affetto nelle vite. È un mondo meraviglioso e non lontano: basta crederci. Possiamo trovare le fate in un fiore, in un colore, nel nostro cuore, nell’abbraccio della nostra mamma che è la fata fra tutte le fate.
Scopriamo le potenzialità di elfi, folletti e gnomi, anche loro ci possono aiutare con la loro gaiezza e i loro campanelli. Guardiamo il cielo, scorgiamo nelle nuvole tante fatine ballerine, vedremo luci mai scorte, potremo accarezzare la luna con un dito. Impariamo a chiudere gli occhi e a sentire le delicate voci delle fate che cantano. Immaginiamo i loro voli soavi e le loro magie. Sarà un regno unico, popolato da tutti quei sentimenti e quelle emozioni che spesso sono lontani dalla quotidianità.
Le fate sono come dei guardiani, che custodiscono le nostre ore e i nostri desideri. C’è una fata che protegge il sonno, una che ispira l’inventiva, una che ci aiuta ad amare e così via.
Sogniamo senza paura, le fate possono realizzare tante cose, ricordiamoci però che per essere accettati nel loro regno occorre aprire il cuore, cercarle con tutti noi stessi, In ogni luogo del mondo c’è un regno delle fate. A noi sta trovarlo.
Questo libro vuole aiutarvi a scoprire come riuscire a comprendere lo spazio magico invisibile ai più.

 

ROBERTO BIANCHI

Mi chiamo Conte Nicola e sono un cavallo
ho scritto un libro... beh cosa c'è di strano?

Narrativa

 

 

UN CAVALLO PER AMICO
Prefazione di Vera Ambra

Il nostro amore per gli animali si misura
dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro.
                             Konrad Lorenz


La voce narrante del libro è quella di “Conte Nicola” un Cavallo che con la sua voglia di esprimersi ci prende per mano e ci conduce in quella che è stata la sua vita. Lo troviamo fin dal momento in cui vede la luce, quando cambia il suo pelo di puledro, quando incontra il mondo degli uomini e quando quest’ultimi si occupano della sua doma.

 


Le sue prime esperienze di crescita e di contatto con la realtà quotidiana, come tutti gli essere viventi, non sono così semplici come si potrebbe pensare e quando le delusioni fanno perdere la fiducia nel prossimo ecco che avviene il miracolo: un bambino di 9 anni e un puledro s’incontrano ed è immediatamente amore.
Attraverso la voce narrante di Conte Nicola, Roberto Bianchi ripercorre le esperienze che tutti e due hanno avuto con il mondo degli uomini, ma più che altro l’autore tende a sottolineare principalmente il forte e fedele legame che ha avuto con un nobile animale con cui ha affrontano le varie fasi di crescita: Roberto da ragazzo diventa un uomo e Conte Nicola da quel puledro testardo ch’era si fa, sotto le mani del suo amico-padrone, uno splendido e duttile cavallo.


Ed è un cavallo che innanzi tutto ascolta e impara dagli altri e per stare al passo con la persona a cui si è legato, e che nel frattempo è diventa la sua stessa estensione, impara anche a “leggere e scrivere” ma non nel modo che noi siamo solitamente abituati.
Prima di addentrarsi tra le righe, amabilmente dettate dalla ragione del cuore e poi raccolte dall’Autore bisogna che per un attimo si ritorni ad essere “bambini” e con l’innocenza che risiede proprio negli occhi dei bimbi, affacciarsi in questa favola, che favola non è. È una storia realmente accaduta e che qui, unitamente, i protagonisti, catturando la nostra curiosità ci fanno immergere nei meandri che attraversano la bellezza di una giovinezza e che transita nei disagi della crescita, ma che porta irrimediabilmente ad affrontare la realtà del quotidiano, il mondo degli uomini, le vicende della vita e le delusioni di chi deve spartire e difendere i propri valori e legami affettivi.


Tutti e due, crescendo, dividono e condividono doma e addestramento attraverso le mani di persone esperte che si prendono affabilmente cura del cavallo e del suo giovane cavaliere.
L’equitazione diventa così quel gioco e quel divertimento, che fa affermare sempre più il particolare legame che li accompagnerà per tutta la vita e tutto ciò che era nato sotto forma di gioco e divertimento alla fine diventa una professione che realizzano nei campi di gara.
Una serie d’importanti appuntamenti dedicati all’ippica vedono la loro partecipazione e da qui il passo agli ippodromi è breve, ma quando ogni cosa sembrava che procedesse secondo i giusti canoni, ecco che Roberto Bianchi, nel frattempo divenuto Fantino professionista, scopre e si rende conto che il risultato che più gli sta a cuore non è quello della vittoria della gara. La difesa e il benessere del suo compagno di vita sono di gran lunga più importanti.


Questo felice connubio dura per ben trent’anni fino a quando, due anni addietro Conte Nicola, lo abbandona!
Un infarto gli porta via non solo l’amico e compagno più caro, gli destabilizza la sua stessa esistenza. In parole povere tutt’ad un tratto gli viene a mancare l’essenza vitale. Infatti, alla conclusione del racconto, vediamo come questa scomparsa ha divelto tutti i punti fermi della sua esistenza.
C’è da dire che “trent’anni” sono pur sempre trent’anni! Un’intera vita nella quale si erano conclamate le abitudini in cui ci si specchiava la quotidianità, ritmicamente scolpita da gesti e pensieri che – all’improvviso – cessano, lasciando una voragine incolmabile. Di colpo Conte Nicola non c’è più: e la scomparsa lo trova impreparato.

L’Autore, attraverso la revisione del racconto, scritto tempo addietro, mentre Conte Nicola era ancora in vita, si mette a dura prova e rielaborando i fatti rivive le esperienze e i giorni che lo hanno visto felice e questo gli dà la possibilità da un lato di elaborare il lutto e dall’altro di accettarne la perdita fisica, perché Conte Nicola ritorna ad essere presente, attraverso una forma diversa: la carta.


In fondo è la propria scrittura a dar un’altra vita e una nuova esistenza all’amico cavallo. Ed è attraverso la scrittura che l’amore per questa straordinaria creatura torna ancora una volta a bussare nel suo cuore, e non solo... con prepotenza – sono certa – tornerà a bussare non solo nel cuore di chi conosce queste magnifiche creature, che fin da sempre sono stati fedeli amici dell’uomo, ma anche in quei cuori che si appresteranno a conoscerli.


Conte Nicola – e il suo autore – c’inducono a conoscere il mondo degli animali, di tutti gli animali, che sono vicino a noi più di quanto non possiamo immaginare e che con la loro muta fedeltà e sottomissione non fanno altro che chiedere a tutti noi, in qualità di essere umani – come dovremmo provare, verso di loro quelle emozioni di vera comprensione e non semplicemente sentimentalismo, ma di manifestare solo sentimenti di piena gratitudine.


Infatti, Conte Nicola – e il suo autore – ci mostrano come la loro coscienza è indissolubilmente legata e come tutta l’essenza del “mondo animale” ciascun uomo, ancestralmente e istintualmente, la porta in sé.

 

 

 

 

Edizione 2005 © Associazione Akkuaria 
www.akkuaria.org  
Richiedi libro a libri@akkuaria.org