
ROBERTO BIANCHI
IL GIARDINO DELLE
ROSE
Fiabe
ENTRIAMO NEL MONDO
DELLE FATE
Cosa può giovarci di più, bambini, di un bel gruppo di fate che ci narra
una favola. Con il mondo fantastico impariamo a conoscere noi stessi, i
nostri tesori, le nostre perle.
Lasciamoci incantare dall’universo magico del giardino delle rose. In
esso ballano i folletti e suonano i loro pifferi gli gnomi. C’insegnano
ad amare la vita, i colori, gli animali e i nostri compagni. Impariamo a
procedere senza rinunciare ai sogni e all’ottimismo.
È bello credere alle fate. Diventiamo più creativi, vediamo tutto roseo.
Gli incantesimi del “popolo buono” portano amore e affetto nelle vite. È
un mondo meraviglioso e non lontano: basta crederci. Possiamo trovare le
fate in un fiore, in un colore, nel nostro cuore, nell’abbraccio della
nostra mamma che è la fata fra tutte le fate.
Scopriamo le potenzialità di elfi, folletti e gnomi, anche loro ci
possono aiutare con la loro gaiezza e i loro campanelli. Guardiamo il
cielo, scorgiamo nelle nuvole tante fatine ballerine, vedremo luci mai
scorte, potremo accarezzare la luna con un dito. Impariamo a chiudere
gli occhi e a sentire le delicate voci delle fate che cantano.
Immaginiamo i loro voli soavi e le loro magie. Sarà un regno unico,
popolato da tutti quei sentimenti e quelle emozioni che spesso sono
lontani dalla quotidianità.
Le fate sono come dei guardiani, che custodiscono le nostre ore e i
nostri desideri. C’è una fata che protegge il sonno, una che ispira
l’inventiva, una che ci aiuta ad amare e così via.
Sogniamo senza paura, le fate possono realizzare tante cose,
ricordiamoci però che per essere accettati nel loro regno occorre aprire
il cuore, cercarle con tutti noi stessi, In ogni luogo del mondo c’è un
regno delle fate. A noi sta trovarlo.
Questo libro vuole aiutarvi a scoprire come riuscire a comprendere lo
spazio magico invisibile ai più.
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ROBERTO BIANCHI
Mi chiamo Conte Nicola e sono un cavallo
ho scritto un libro... beh cosa c'è di strano?
Narrativa
UN CAVALLO PER AMICO
Prefazione di Vera Ambra
Il nostro amore per gli animali si misura
dai sacrifici che siamo pronti a fare per loro.
Konrad Lorenz
La voce narrante del libro è quella di “Conte Nicola” un Cavallo che con
la sua voglia di esprimersi ci prende per mano e ci conduce in quella
che è stata la sua vita. Lo troviamo fin dal momento in cui vede la
luce, quando cambia il suo pelo di puledro, quando incontra il mondo
degli uomini e quando quest’ultimi si occupano della sua doma.
Le sue prime esperienze di crescita e di contatto con la realtà
quotidiana, come tutti gli essere viventi, non sono così semplici come
si potrebbe pensare e quando le delusioni fanno perdere la fiducia nel
prossimo ecco che avviene il miracolo: un bambino di 9 anni e un puledro
s’incontrano ed è immediatamente amore.
Attraverso la voce narrante di Conte Nicola, Roberto Bianchi ripercorre
le esperienze che tutti e due hanno avuto con il mondo degli uomini, ma
più che altro l’autore tende a sottolineare principalmente il forte e
fedele legame che ha avuto con un nobile animale con cui ha affrontano
le varie fasi di crescita: Roberto da ragazzo diventa un uomo e Conte
Nicola da quel puledro testardo ch’era si fa, sotto le mani del suo
amico-padrone, uno splendido e duttile cavallo.
Ed è un cavallo che innanzi tutto ascolta e impara dagli altri e per
stare al passo con la persona a cui si è legato, e che nel frattempo è
diventa la sua stessa estensione, impara anche a “leggere e scrivere” ma
non nel modo che noi siamo solitamente abituati.
Prima di addentrarsi tra le righe, amabilmente dettate dalla ragione del
cuore e poi raccolte dall’Autore bisogna che per un attimo si ritorni ad
essere “bambini” e con l’innocenza che risiede proprio negli occhi dei
bimbi, affacciarsi in questa favola, che favola non è. È una storia
realmente accaduta e che qui, unitamente, i protagonisti, catturando la
nostra curiosità ci fanno immergere nei meandri che attraversano la
bellezza di una giovinezza e che transita nei disagi della crescita, ma
che porta irrimediabilmente ad affrontare la realtà del quotidiano, il
mondo degli uomini, le vicende della vita e le delusioni di chi deve
spartire e difendere i propri valori e legami affettivi.
Tutti e due, crescendo, dividono e condividono doma e addestramento
attraverso le mani di persone esperte che si prendono affabilmente cura
del cavallo e del suo giovane cavaliere.
L’equitazione diventa così quel gioco e quel divertimento, che fa
affermare sempre più il particolare legame che li accompagnerà per tutta
la vita e tutto ciò che era nato sotto forma di gioco e divertimento
alla fine diventa una professione che realizzano nei campi di gara.
Una serie d’importanti appuntamenti dedicati all’ippica vedono la loro
partecipazione e da qui il passo agli ippodromi è breve, ma quando ogni
cosa sembrava che procedesse secondo i giusti canoni, ecco che Roberto
Bianchi, nel frattempo divenuto Fantino professionista, scopre e si
rende conto che il risultato che più gli sta a cuore non è quello della
vittoria della gara. La difesa e il benessere del suo compagno di vita
sono di gran lunga più importanti.
Questo felice connubio dura per ben trent’anni fino a quando, due anni
addietro Conte Nicola, lo abbandona!
Un infarto gli porta via non solo l’amico e compagno più caro, gli
destabilizza la sua stessa esistenza. In parole povere tutt’ad un tratto
gli viene a mancare l’essenza vitale. Infatti, alla conclusione del
racconto, vediamo come questa scomparsa ha divelto tutti i punti fermi
della sua esistenza.
C’è da dire che “trent’anni” sono pur sempre trent’anni! Un’intera vita
nella quale si erano conclamate le abitudini in cui ci si specchiava la
quotidianità, ritmicamente scolpita da gesti e pensieri che –
all’improvviso – cessano, lasciando una voragine incolmabile. Di colpo
Conte Nicola non c’è più: e la scomparsa lo trova impreparato.
L’Autore, attraverso la revisione del racconto, scritto tempo addietro,
mentre Conte Nicola era ancora in vita, si mette a dura prova e
rielaborando i fatti rivive le esperienze e i giorni che lo hanno visto
felice e questo gli dà la possibilità da un lato di elaborare il lutto e
dall’altro di accettarne la perdita fisica, perché Conte Nicola ritorna
ad essere presente, attraverso una forma diversa: la carta.
In fondo è la propria scrittura a dar un’altra vita e una nuova
esistenza all’amico cavallo. Ed è attraverso la scrittura che l’amore
per questa straordinaria creatura torna ancora una volta a bussare nel
suo cuore, e non solo... con prepotenza – sono certa – tornerà a bussare
non solo nel cuore di chi conosce queste magnifiche creature, che fin da
sempre sono stati fedeli amici dell’uomo, ma anche in quei cuori che si
appresteranno a conoscerli.
Conte Nicola – e il suo autore – c’inducono a conoscere il mondo degli
animali, di tutti gli animali, che sono vicino a noi più di quanto non
possiamo immaginare e che con la loro muta fedeltà e sottomissione non
fanno altro che chiedere a tutti noi, in qualità di essere umani – come
dovremmo provare, verso di loro quelle emozioni di vera comprensione e
non semplicemente sentimentalismo, ma di manifestare solo sentimenti di
piena gratitudine.
Infatti, Conte Nicola – e il suo autore – ci mostrano come la loro
coscienza è indissolubilmente legata e come tutta l’essenza del “mondo
animale” ciascun uomo, ancestralmente e istintualmente, la porta in sé.
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