Quando ho iniziato a leggere il dattiloscritto
di Raimondo Montanari, ho pensato che si trattasse di un breve
romanzo di avventura, come molti altri, innescato tra vicende
templari più o meno vere.
Sono frequenti, infatti, in libreria, le apparizioni di thriller o
di romanzi di avventure o di gialli a scenario medievale,
soprattutto dopo il fortunatissimo, nelle vendite, Codice da Vinci,
di Dan Brown.
Ma le mie impressioni sono andate via via cambiando, nel leggere
queste pagine vergate talvolta di getto, talvolta a fatica, come si
evince dall’intreccio che si snoda in unicum essenzialmente emotivo.
Innanzi tutto il protagonista è un prete ed è come se scrivesse un
suo personalissimo diario segreto, lasciando al lettore un senso di
incertezza, una fumosità di luoghi e di ore nel cui ambito tutto
sembra possibile e credibile.
Lo scenario in cui si snoda la vicenda è caratterizzato da una quasi
maniacale cura dei particolari: sul tempo, il sole, la pioggia, il
vento, la porta che si apre lentamente o all’improvviso, l’alba o il
tramonto, descritti in minuzia, a volte in contraddizione con la
storia stessa ma che segnano squarci contemplativi importanti,
facendo da contrappunto alle avventure del prete.
C’è un’ingenuità di fondo nel racconto del protagonista, che ben si
concilia, appunto, con il suo essere prete; una persona semplice,
con dei sentimenti in boccio, non levigati dalle asprezze dello
stato laicale ma attutiti dalla sicurezza del chiostro.
Questo prete, inviato in missione in un luogo a molti ben noto, di
cui si parlerà più tardi, sembra essere un fuscello destinato a
farsi portare dal vento. Sale in autobus e cerca di capire il
prossimo che gli sta accanto, si ferma ad un’osteria lungo il
viaggio e gli accadono cose stupefacenti; ricorda, ed ecco che si
aprono al lettore gli spazi di un uomo ai primi palpiti di un amore
terreno stroncato, che lo indurranno a chiudersi in convento.
La città cui è destinato, la chiesa che dovrà gestire con la sua
missione pastorale, non sono tanto semplici ed ingenue come il
nostro protagonista. La città è descritta a malapena, qualche via,
qualche casa, un contorno appena visibile di gente.
La chiesa, invece, è il luogo delle meraviglie. Siamo a Rennes-le
Château, città ben nota ai cultori dei misteri templari. Lo scettico
primo lettore dirà: ecco, cadiamo nell’ovvio, il mistero, l’Abate
Sauniére, i neo templari e tutt’altri misteri, più o meno credibili.
Invece no. Ci sono misteri. Un parroco che se ne va in modo
misterioso, consunto da un malessere spirituale profondo, taluni
accadimenti fisici, frutto più della mente del prete che di realtà
fisicamente comprovabili, e la sua chiesa, quella chiesa, ben nota,
con le sue stranezze ottocentesche. Questi sono soltanto gli
elementi freddi di una vicenda del tutto diversa, avulsa dal
supposto mondo neo templare, intessuta da ben altre fantasie che
poggiano, per così dire, su di una realtà scontata ma che si
sviluppano in altra direzione.
Il prete prende possesso della chiesa, dice messa ai suoi
parrocchiani, incontra quelli che saranno i suoi primi amici, figure
poco stagliate, che ondeggiano invece nella mente del prete che si
affida a loro nei suoi pensieri, nelle proprie emozioni. Figure
forse addirittura fantastiche, che servono da contrappunto al
vorticoso pensare del protagonista.
Così, le prime morti gettano un’ombra di tragedia, infittiscono le
trame che condurranno alla conclusione del romanzo.
Misteri, tragedie, assassini che tormentano il povero prete, che
gettano nella disperazione i suoi amici, una specie di confraternita
neo templare ma che di templare ha assai poco, se non un semplice
riferimento morale.
Una nuova persona si inserisce nella vicenda, un monaco di passaggio
ma che si comporta come un’anima contraddittoria rispetto a quella
del protagonista che si intreccia con le morti avvenute, preconizza
le morti future, bagliori di sangue in un apparente tran tran da
villaggio della Provenza meridionale.
E poi, questo prete, che si intenerisce davanti ad un tramonto, che
fa la voce dura con i suoi parrocchiani, ma che evidentemente è
fuori, di testa, di spirito, di corpo; questo prete di fronte alle
morti, al coinvolgimento della sua vita e del suo primo e primitivo
amore, questo prete, poi… e qui finisce la prefazione per non
turbare il lettore che seguirà questa narrazione, per non anticipare
lo scioglimento del dramma, la catarsi di un lungo viaggio da una
città sconosciuta del nord fino a Rennes-le-Châteu, dove si annidano
l’assassino, la mano dura del destino, il mostro occulto del lato
più oscuro della nostra anima.
Un libro gradevole e strano, diverso dall’ovvia tiritela dei luoghi
comuni, il racconto sulla storia di un prete, in bilico fra
l’esaltazione e la perdizione, un’anima fragile fino a spezzarsi.
Prof. Stelio W. Venceslai
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