PREFAZIONE
di Luciano Rossi
Scorrere le poesie di Maria
Grazia Girola, ritornare sui propri passi, rileggere e lasciare
libero il pensiero, scoprire gli accenti ritmici che vibrano nei
suoi versi sciolti…
Ecco il moto a cui mi sono abbandonato, come cullato da un ritmo
lento e regolare di onde lunghe ed accarezzanti.
Subito quel moto non fu passivo poiché ho rivissuto esperienze e
momenti miei.
Questo è forse il pregio di maggior valore di queste poesie ma
anche l’amore per la natura viva, per la spiritualità che
pervade quelle descrizioni, quelle metafore.
Man mano il lettore fa proprio tutto ciò e penetra nel profondo
della memoria lontana, rivive le proprie visioni che i versi
evocano. Pensiero e poesia così si fondono ed il lettore penetra
nelle atmosfere, si trasforma quasi in coautore tanto è chiaro
il messaggio che, pertanto, è universale e di semplice
comprensione.
Il linguaggio poetico di Maria Grazia Girola supera l’isolamento
del lettore e lo cattura.
Non tutte le esperienze della nostra vita sono felici, solari.
Le visioni che i versi ridestano in me sono a volte di profondo
mistero, come nei versi di “L’incubo”.
Poesia straordinaria, versi carichi di senso, densità di
immagini, realismo delle percezioni psicofisiche, fissità della
visione anche quando
“Il mare mi risucchia nel suo gioco d’acque
ed io annaspo cercando di aggrapparmi
a qualcosa che freni la mia caduta…”
L’unico movimento è quello dei pesci e l’Autrice ne coglie
appieno l’estraneità, così come dell’ambiente in cui si trova.
“Pesci dalle forme strane,
dall’espressione amorfa, spaventosa, infelice,
danzano facendo smorfie e venendomi incontro,
a volte con mosse sinuose, altre con impeto aggressivo…
…l’acqua diviene più fredda, quasi gelida
ed il buio mi avvolge, mi opprime, mi uccide…
…ed il pensiero si annulla mentre resto adagiata sul fondo.”
Torno allora alle poesie solari, riemergo alla superficie e
subito m’abbandono a quel moto ondoso, regolare e dolce, che
allontana quel ricordo conturbante e reale. Ritrovo così quel
ritmo che tranquillizza, appaga, come se il tempo nostro fosse
eterno in una vita che fugge veloce.
Come se il cronometro celeste potesse garantirci che, per
sempre, ventiquattro ore dopo, ci ritroveremmo in quello stesso
punto, il sole al tramonto, intorno i visi cari…
“…Sì come ruota che igualmente è
mossa,
l’amor che muove il sole e l’altre stelle.”
Sono molto grato a Maria Grazia
Girola ed alla sua poesia per avermi dato questi momenti
preziosi che auguro al lettore sensibile ed attento.
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