Correre per rimanere immobili è prima di tutto una grande storia
d’amore. Un amore per niente idilliaco, poco convenzionale; una
storia d’amore i cui protagonisti non somigliano a bellissimi divi
del cinema. Una vicenda triste e senza lieto fine, ma proprio per
questo profonda, autentica e forte.
Corre l’anno 1987. Fra canzoni dei Rolling stones e la scoperta –
fulminante – di un album storico come The Joshua tree degli U2, un
infermiere venticinquenne di un reparto oncologico scopre un
sentimento purissimo; contemporaneamente, però, sente crescere un
senso di soffocamento nascente dall’incapacità di trovare un rimedio
ad un ostacolo crudele ed insormontabile, dalla sconcertante
sensazione di correre ma rimanere immobili.
Running to stand still, come recita Bono in memoria di un’amica
scomparsa per mano della droga nel titolo di una delle sue canzoni
più amate.
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