Non sono mai stato una persona al quale piace rimanere con i piedi per terra. Già questo dovrebbe bastare per introdurre uno dei motivi per cui scrivo poesie. Ho sempre avuto la certezza di avere qualcosa dentro di me, qualcosa da esternare, qualcosa che la cultura aiuta ma non può donarti...
Potevo cominciare tempo addietro a scrivere ma, ahimè, tentavo di frenarmi a causa di una domanda che diventava il mio limite: Perché scrivere?
Dopo che belle frasi – scritte “come dedica” ad una festa di diciotto anni – hanno trovato lo stupore dei “lettori” e qualche verso sparso su un quaderno, eccomi un giorno di un’estate siciliana sul letto della villetta a prender quaderno e penna... e la magia iniziò.
Perché scrivere?
Perché la poesia è il promotore dell’emozione, perché se sei credente è un mezzo di testimonianza, perché se sei triste, se sei felice, semplicemente “se sei”, la poesia ti ringrazierà per i versi che riuscirai a comporre. Soprattutto pensai che potevo far vivere nei miei versi ciò in cui credo, ciò che rimane inevitabilmente al di là di ciò che si riesce ad esprimere.
Ho iniziato poi a capire che un dono è una responsabilità oltre che una passione.
 

 

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