In copertina opera di Roberto
Cantaboni
Prefazione di Marco R. Capelli
Un romanzo decisamente interessante, questo di Katia Amadio,
a metà tra il gioco letterario e la narrazione fantastica.
Un susseguirsi di citazioni ed omaggi che abbracciano un
secolo di narrativa fantastica e collocano idealmente questa
storia all’interno dell’immaginario collettivo creato da
maestri come Bloch (chi ricorda Train to Hell?), ma anche da
scrittori italiani come Cammarota, Lombardi o Paoletti. Il
tutto al-l’interno di un romanzo che si dipana quasi come un
on-the-road onirico, dove, ad ogni colpo di scena,
l’apparente concretezza del mondo in cui vivono i due
protagonisti si sgretola, lasciando scorgere imperscrutabili
squarci d’abisso. E sono proprio l’incertezza,
l’insoddisfazione, il desiderio quasi doloroso di sapere a
dominare le loro azioni, sentimenti accentuati - quasi
esasperati - da una narrazione essenziale e molto
cinematografica che ricorda certe suggestioni tipiche del
miglior Dario Argento.
Prigionieri di una realtà a più livelli, dominata da
misteriose e demoniache figure dagli intenti
incomprensibili, un uomo e una donna, per aver rifiutato il
ruolo di pedine ignare, per aver avuto il coraggio di
guardare oltre l’apparente normalità della realtà
quotidiana, si ritrovano braccati da un nemico senza nome e
senza volto e costretti ad un viaggio a ritroso, attraverso
un passato che credevano ormai dimenti-cato.
Senza potersi fidare di nessuno, perché nessuno è quel che
sembra, impareranno a contare soltanto sulle proprie forze e
sull’amore che li unisce. Lungo il cammino li attendono
bizzarri personaggi, sulfuree guide che li condurranno
attraverso quel mondo reale ed oscuro che esiste
parallela-mente al nostro ed, a volte, lo sfiora.
Alessandro e Monia vogliono sapere. Ed alla fine otterranno
quello che vogliono.
Peccato che la verità, a volte, sia una maledizione assai
peggiore dell’ignoranza...
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