Ida Giulia La Rosa

 

 

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FIMMINA NOVA

Intervento critico di Santi Correnti

LE INQUIETUDINI E LE MUTEVOLEZZE

Ida Giulia La Rosa, dopo la silloge pubblicata nel 1987 nell'antologia «Poeti di Arte e Folklore di Sicilia » curata da Alfredo Danese, e dopo la pubblicazione del volume «Il Diavolo e... Giulia », apparso nel 1988 per le stesse edizioni, torna al pubblico dei suoi lettori e dei suoi estimatori con la presente raccolta «Fimmina Nova ».

Il titolo è tutto un programma. Come ho già detto di lei nel mio volume «Donne di Sicilia. La

storia dell'Isola del Sole scritta al femminile» (Ed. Tringale, Catania 1990, pp. 358), – in cui ho riprodotto, perché lo merita, la lirica di Ida Giulia La Rosa intitolata «Canta Picciotta! » che è anche compresa nella presente silloge e in cui è contenuto un vibrante appello che questa vigorosa e battagliera poetessa siciliana lancia alle sue lettrici e che vale la pena di raccogliere e di condividere – Ida Giulia La Rosa intende la poesia come riscoperta della propria personalità, per cui «ogni fogghiu è 'n-scaluni» come ella afferma nella lirica introduttiva «A lu litturi» e parla di necessaria dignità della donna chianta amuri e rispettu / pi la nostra dignitati (« San Lorenzu ») esattamente come, nell'ormai lontano 1847, l'insigne poetessa siciliana Giuseppina Turrisi Colonna (Pa 1822 - 1848) aveva auspicato, assai prima delle suffragettes di Francia e d'Inghilterra, che la donna dovesse battersi per una « pari dignità » con l'uomo

Ne' trastullo ne servo il nostro sesso / col forte salga a dignità conforme.

Ma la poesia, per Ida Giulia La Rosa, è anche desiderio di purezza e di fede, simboleggiate nelle colombe che ruzzano sul sagrato delle chiese

e lassa chi li palummi / jocanu davanti a la matrici (« Patri Nostru »)

ed è soprattutto speranza di amore, di fraternità e di felicità, come ella esprime nelle liriche (La casa in affittu, Vinu e meli, Rinnina); è dolcezza di illusione (Lu caminu, L'ovu di Pasqua); in cui però non mancano, con ripercussioni dolorose nell'animo della poetessa, le inquietudini e le mutevolezze e le delusioni (Pe tralava, Ven tu, La casa supra la crita, Lu diavulu voli l'arma, Madama Doré, Ordine eseguito!, La pisula, A la nie anima, Accussì fici cu mia e Ritagghi di vita), e l'amarezza del ricordo (Diariu).

Il paesaggio di memoria che le urge nell'anima le fa ricordare «l'odore di messa cantata » che si sentiva per l'aria durante la vendemmia di una volta (Calunnia); e le detta immagini suggestive, come quella dell'anima descritta come farfalla impaurita, "pùddira scantata", che riprende il suo volo (Miraculu); o come quella del vento, visto come «pulcinella del creato» (Ventu); e con il senso lirico dell'attimo fuggente (Luntana di li taddariti).

Quanto al linguaggio adoperato, c'è da notare un costante compiacimento per i vocaboli ricercati o rari (dunnuliari per oscillare; trantuliari per scuotere; tarca per il velo nero delle vedove; brogna per bùccina; zùbbiu per baratro; vò-vò per ninna-nanna; reda per discendenza; parabulanu per ciarlone; santiuni per bestemmia; puspa per cosa da nulla; vàusi per burroni; zurrichìu per stridore; smèusa per povera; gasena per nicchia; margiusu per putrido; 'ngasatu per racchiuso; trattettu per vedetta, e così via): ma opportune note a piè di pagina soccorrono prontamente il lettore che non avesse dimestichezza con questi saporosi termini della nostra lingua dialettale.

Ida Giulia La Rosa è una combattente, e la sua poesia è soprattutto sociale, anche nella lirica «Dogghia di figghia », dove ritornano le immagini a lei care del «sole che le donne portano scolpito nel petto», e delle braccia viste come «ali calde che abbracciano nel sonno », con la visione ardita della nuova generazione che rinnova la vecchia «e stanotte stessa ti ho partorito », dice la poetessa).

E che sia una combattente vigorosa ed inesausta, lo si nota nella costante polemica contro coloro che lei, con un'immagine siciliana antica, chiama li turchi », e che sana i malevoli, gli invidiosi, gli avversari per partito preso, contro i quali è necessario lottare e trionfare, con la certezza di essere sulla buona via con i saggi insegnamenti ricevuti (La chiavi, La scola) e soprattutto con l'integrità dello spirito (La cuscenza).

Sono certo che, per la vigoria spirituale e per le immagini liriche che racchiude, il pubblico sempre più vasto dei suoi estimatori, riserverà buone e lusinghiere accoglienze anche a questa nuova fatica poetica di Ida Giulia La Rosa, veramente «fimmina nova» dei nostri tempi.

 

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