Ida Giulia La Rosa

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FIMMINA NOVA

Intervento critico di Fortunato Orazio Signorello

In questa silloge, il lettore troverà liriche ispirate ad ambienti e persone del folklore di Sicilia, terra ricca di sole, di zagare e di ginestre, di credenze e di leggende, di canti e di armonie affascinanti; liriche nelle quali c'è un mesto rimembrare di cose andate, un perenne rievocare la gioventù perduta, amori nostalgici e malinconici, languidi stati d'animo, angherie, disinganni, ricordi piacevoli e spiacevoli, rammarichi per cose (o persone) perse, tormenti logoranti ed angosciosi.

Assunti umili e banali assumono, al barbaglio della reminiscenza e nel tono in cui sono enunciati, un loro valore specifico, espresso con un linguaggio intenzionalmente semplice.

Ida Giulia La Rosa delinea il suo orizzonte poetico, obbedendo a un proprio codice di norme stilistiche che talvolta possono apparire persino di segno opposto l'una all'altra, ora tradizionali, ora innovatrici: va al di là dei limiti classici, anteponendo il verso libero a quello ritmato; ma rifugge dalle finezze squisite, ricercate, ampollose, così ricorrenti in molta poesia moderna (che poesia è soltanto in senso esteriore), e opta invece per termini e locuzioni del lessico popolare, anche se qualche volta inusitati.

La La Rosa è una poetessa di perspicace sensibilità pittorica e di vigile valentia descrittiva. Diversamente da tanti altri, donne o uomini, essa nelle sue liriche espone realisticamente i "fatti".

Lo stile sciolto, icastico e veemente ben rende il calore dell'animo e avvince il lettore; le impressioni sono scritte l'una di seguito all'altra, senza alcun ordine apparente, quando e come la mente e l'animo dettano: è in questo tumulto che nasce la vivezza delle immagini.

La sua poesia abbonda di risonanze umane e naturalistiche. Ella mostra uno sconfinato amore per il prossimo e osserva la natura nel suo complesso e nelle sue svariate manifestazioni.

Essa stessa ce lo dichiara, indirettamente o direttamente, in più poesie di questo suo libro, come, per esempio, in Nuvulidda filici, Nuvulidda spina di la casa, Nuvulidda senza denti (tutt'e tre dedicate a un'handicappata), Ventu e Marzu.

Assai belle, per diversi rispetti, sono le liriche Ritagghi di vita, Lu diavulu voli l'alma, La sfida, La chiavi, Accussì fici cu mia, Petralava e Rigòrdu amaru. In esse si evocano gli struggimenti della La Rosa, i sentimenti inquieti che s'agitano nel suo animo.

Se è lecito compendiare: questa poetessa – che pure ha condotto un'esistenza travagliata – guarda il mondo con ottimismo, è efficace nei suoi versi, ritma armoniosamente, è dotata di sbrigliata fantasia, si fa leggere con gioia serena.

 

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