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Mi chiamo Iago, sono un figlio non previsto ma comunque ben accettato. Ho 39 anni. Mi piace essere circondato da molte cose, specialmente quelle che non si vedono e che pur esistono. Sono un poeta nel senso più intrinseco del termine.
Riesco a trovare la quadratura dei sensi solo quando scrivo, non saprei dirvi
se sto sfiorando la parte ingenua di quel sogno chiamato libertà… di certo è una indescrivibile sensazione di incontrollabilità. Concepisco soltanto un modo per comporre una poesia, d’impulso, non apportando alcuna forma di correzione.
Sono uno schiavo della Poesia. Non ho scelta, se non quella d’esserlo.
Il foglio mi guarda, la mia immagina esita… ciò che sono taglia la fune della realtà… la memoria svanisce… il resto… spero che sia di vostro gradimento.
L’arte, quando sconvolge.
Nelle note biografiche leggo che ti sei scoperto poeta al compimento del trentacinquesimo compleanno. Perchè hai scelto questo nome d’arte?
Scoprirmi poeta è stata un’esperienza sconvolgente, come pure l’attimo che mi ha portato a sapere d’esserlo. Quella notte ho scritto qualcosa che sentivo non essere una confessione, né una riflessione; direi più un ibrido tra un capriccio della mente ed il buon senso. Iago è un personaggio dalla personalità contorta che evidenzia quanto sia importante essere consapevoli di quello che si è. Il raggiro psicologico che porta Otello ad uccidere la sua amata, mi ha fatto riflettere sulla necessità di conoscere a fondo se stessi, prima di affrontare qualsiasi tipo di rapporto. Circondarsi di certezze riflesse, induce a comportamenti estremi in ogni senso. Principalmente però, ho voluto testimoniare il distacco da Roberto Sannino, non perchè io mi odi, ma semplicemente per evidenziare la nascita di una persona nuova. Pronta ad interagire con ogni disturbo dei sensi ed usando Iago tengo ben presente il parallelismo tra l’epilogo dell’Otello ed il prologo del di me poeta… entrambi eventi non voluti, definitivi ed irreversibili. Rimane evidente che in passato ho letto molto, e credo di aver accresciuto, inconsapevolmente, una particolare proprietà di linguaggio… ma non ho mai scritto nulla. Adesso l’ispirazione è diventata la mia più grande nemica, poiché trovo davvero grosse difficoltà a star lontano da penna ed inchiostro.
Negativo a colori racchiude 44 poesie intense, dure. Innanzitutto, perché questo titolo?
Noi siamo le esperienze che subiamo e che eseguiamo, ci comportiamo di conseguenza, a volte con una nociva volontà, è una perenne condizione di premeditazione. La vita, la immagino come un negativo, la parte monocromatica di una foto. La nostra speranza, il nostro senso d’equità, possono colorarla con infinite tinte. Sostanzialmente io sono un pessimista convertito all’ottimismo… ma solo perché ho fede nell’uomo e nella sua voglia d’umanità.
Il tuo linguaggio è diretto, le tue metafore spesso perentorie. Da dove nasce questa volontà di “non far sconti” al lettore? La poesia, nel senso ispirativo del termine, ci sta volutamente abbandonando. Quando entro nelle librerie e chiedo testi poetici, vengo indirizzato nelle zone più disordinate del locale. I libri vengono stipati come fossero acciughe, risulta difficile persino prendere un testo poetico… si corre il rischio di far precipitare l’intero mobile. Il lettore non va educato, deve essere messo davanti alle proprie responsabilità. Mi immagino un vestito diverso per un poeta che si affaccia al terzo millennio, una figura più aggressiva… una sorta di guerriero armato di versi, con i quali poter combattere una lotta per la sua sopravvivenza. Entrare nel corpo dei lettori, evitando di lasciare che i versi rimangano sui loro occhi, una maggiore incisività… usare la sensibilità per andare al nocciolo di una questione. Non faccio sconti al lettore, perché è ricco di tutto tranne che di poesia. La poesia non è sublimare un artificio, ma far camminare l’invisibile. Prendo per il collo chi legge, perché ho già messo al tappeto me stesso.
Ne La fiera parli di “Uno spazzino privo di onorificenze” che “ospita il potente respiro” della poesia.
E’ un’immagine metaforica oppure è frutto di un’esperienza reale?
E qui entriamo nelle viscere di un discorso a me caro. Ho scritto “La fiera” dopo aver visitato l’ultima fiera della piccola e media editoria a Roma. Mancava lei… la Poesia. Ho parlato con diversi responsabili di case editrici, la cosa che mi ha lasciato di sasso è il loro totale disinteresse verso la madre di tutte le arti… perché di questo si tratta. Oggi la crisi d’arte è dovuta anche alla mancanza di un sub-strato poetico dal quale le altre sorelle (pittura, musica ecc.) possono trovare sostentamento. L’assenza dell’approccio poetico a qualsiasi tipo di progetto dell’immagine, porta ad un impoverimento della creatività. È storicamente provato che ogni fermento culturale del passato, è stato “drogato” da una fitta nebbia poetica… come le ife di un fungo, a costruire una matrice del pensiero che ha portato molte grandi menti a collaborare ed a stimolarsi reciprocamente. Purtroppo oggi la scrittura da intrattenimento, è l’unico mezzo che il lettore ha per poter dire” io leggo”. Lo spazzino ero io… sono io, poiché mi nutro degli scarti del prossimo ed errando tra le “bancarelle” di quel mercatino, provando pietà per intervistatori atalantini all’inseguimento ora di quel personaggio, ora dell’altro… mi domandavo il perché, solo io avvertivo la Sua mancanza; senza per questo sentirmi un privilegiato, anzi ero e sono molto amareggiato per questo. Accade invece, in altre situazioni, di verificare che un’intesa artistica è presente in altri luoghi, dove magari è più difficile scorgerla. In “Baritono” ho descritto questo. Mi trovavo a Milano per lavoro ed ho cenato in un ristorante; il proprietario intratteneva gli ospiti interpretando brani lirici noti… a quel punto ho preso la mia penna ed ho scritto al volo quella poesia. Era già pronta nella mia mente, non ho dovuto far altro che effettuare un copia ed incolla. Sono piacevoli situazioni che mi capitano e che spero succedano anche ad altri poeti.
Mi viene spontaneo vedere un legame tra la bella foto di copertina, “Danza Estatica” di Riccardo Botta, e la poesia che apre la raccolta, Genesi. In entrambi i casi, si percepisce il movimento esterno o “interno” del corpo. Che visione, che percezione artistica hai del corpo, dei corpi? Io scrivo per “cinesi neurale”. Sono immerso in un continuo movimento di figure, di immagini, di strutture che collassano e si rigenerano. Cerco di prendere di mira la visione del momento, per inciderla sul foglio. Considero il poeta come una sorta di portale, o meglio una finestra. Il corpo è interessato in toto e cerca di trasmettere un messaggio agli altri ed a se stesso. Lo sforzo che mi sfianca è diretto a costituire un abbraccio, una stretta… non saprei dire con precisione verso cosa… ma io devo ascoltare sulla mia pelle la risultanza di tanto ardore. È vero il legame esiste tra la bella foto del Botta e la poesia d’esordio del libro e rende bene l’idea di un personale terremoto biologico. Negativo a colori è la tua quarta pubblicazione, alla quale seguirà presto una quinta. In base alla tua vasta esperienza, puoi dirci che idea ti sei fatto della piccola editoria italiana in generale e di quella a pagamento in particolare? Considero la piccola editoria la vera grandezza culturale di questo paese… in sostanza è lei la grande editoria, ha un potere maggiore di quello che crede ed è un valido strumento d’affermazione per quanti desiderino emergere. È uno strumento usato male da persone indifferenti, per la maggior parte. Il 90% di queste imprese si basa sul contributo. Chiedere all’autore di versare una cifra ci può anche stare, ma deve essere uno sforzo comune, un investimento a metà. L’editore ha fiducia in me e lo dimostra aiutandomi con presentazioni, promozioni, piccoli spazi radiofonici. Nell’ultimo anno ho avuto la possibilità di firmare 6 contratti di edizione. Tre li ho rifiutati, tre li ho accettati. Di questi ultimi, uno è con il contributo. Molti poeti e scrittori mi chiedono consigli, io dico sempre… prima di sborsare qualsiasi cifra, prima di desiderare di vedersi pubblicati… interagite con il web. Internet offre molte opportunità per confrontarsi e per valutare in modo obiettivo se i propri scritti riescono a stimolare, a contagiare, ad emozionare. Nei forum e siti letterari ci sono persone illuminate dalla passione e dal metodo, rivolgetevi a loro… prima di ostentare un libro che arricchirà solamente l’editore che vi pubblicherà e che non spenderà nulla. Dobbiamo pensare che se su Roma agiscono indisturbate circa 900 case editrici (alcune valide), deve esserci un qualcosa che non quadra. È sufficiente acquistare a caso una manciata di libri di giovani poeti e scrittori, cosa che faccio spesso, per rendersi conto della scarsa qualità dei testi e della pessima cura della veste grafica del libro. Vera Ambra mi ha contattato (è lei che spulcia il web in cerca di autori), mi ha pubblicato senza chiedermi un euro. Inoltre mi ha proposto una serie di incontri promozionali, in giro lungo lo stivale. Il suo messaggio è chiaro: io credo nei miei autori e li seguo ovunque vado… lo scrittore poi valuta se spostarsi o meno. Però l’impegno di Akkuaria è totale, chiaro e costruttivo. È ingiusto e moralmente illegale far sostenere le spese del progetto editoriale, interamente all’autore… diffidate sempre da chi non si espone per voi ed insieme a voi.
In passato Adriana Novello ha letto varie tue poesie, e sei stato a lungo in contatto con lei nell’ottica di vari progetti, tra i quali la sua trasmissione Echi poetici (www.poesia.wikispaces.com). Cosa puoi dirci su questa esperienza? Energetica! Con Adriana pur non conoscendola di persona, è nata un’intesa molto particolare e stimolante. In “Negativo a colori” è presente “La voce”, altro esempio di come un contatto emotivo mi porti ad abbracciare qualcosa o qualcuno. Dopo aver ascoltato una sua interpretazione di un mio testo, compreso nella mega-antologia del wikismo, le ho dedicato quella poesia. Conservo quel momento con molta gelosa intimità… una gran bella giornata per me. La collaborazione poi, nata tra lei e l’ideatore del progetto wiki Andrea Galli, rimane un egregio esempio di come internet possa aiutare la Poesia ad entrate nelle anime delle persone e ad incrementare il livello qualitativo dei componimenti.
Intervista rilasciata a Francesco Sicilia (Animus Et Anima)
http://www.animapersa.net/04det.asp?ID=49
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