Giovanni
Tomei nasce a Napoli il 18 gennaio del 1941, in quel di
“Mergellina” e Il mare fu il suo orizzonte. Poi, un
giorno, capitò in un piccolo paese d’Abruzzo, la Civita
del nostro romanzo. Lì, le strade della sua vita di oggi
si delinearono nette: conobbe Francesca, lui aveva 17
anni e lei 15, e il mare restò a galleggiare in fondo
all’anima.
Oggi a 68 anni vive a Zagarolo, paese cinquecentesco a
sud est di Roma, con Francesca. Le strade della vita
intrapresa in comune tanto tempo fa, si sono ricongiunte
qui attorno a tre figli e cinque nipoti. Ha imparato ad
amare la scrittura dopo un ritorno al mare, in Grecia,
sull’isola di Kithira, dove la leggenda narra come qui
fosse nata Afrodite, la dea dell’Amore.
E dall’amore attinge il gusto di ricercare di continuo
quel che ritiene un dono: scrivere e progettare;
progettare e scrivere, con all’orizzonte non più il
mare, ma il desiderio di giustizia sociale, di amore per
la natura, di rispetto per la Terra, risorsa finita da
preservare nella prospettiva di dare un futuro possibile
ai giovani che verranno. Si ritiene un altruista che ha
raggiunto la saggezza dopo lunghi e fecondi anni di
lavoro come tecnologo ed esperto di organizzazione
aziendale.
Si è formato in Olivetti, è stato un antesignano della
divulgazione e dell’uso di Internet e delle reti (di
reti) fin dal 1992. Manager in diverse aziende del
settore, è stato membro della commissione di governo sul
rischio, nell’anno 2000, del così detto “millenium bug”.
Ha concluso la sua esperienza di “analista di simboli”,
come ama definirsi, da imprenditore.
Oggi si sta cimentando con il suo secondo romanzo e con
un saggio che riguarderà il progetto che gli sta più a
cuore: la realizza-zione di un’impresa sociale locale
basata sui principi dell’economia sociale ed ecologica.
Ma questa è un’altra storia.
Ah! Martina è sua nipote e Civita, il paese nel cielo,
esiste davvero: giace in alto, su un cono di roccia a
forma di cuore, in piena Valle Roveto, in provincia
dell’Aquila. Si chiama Civita d’Antino.
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