"Esiste un dio per le macchine d'acciaio?
Domanda alquanto difficile che denota la fragilità della dinamica del
movimento delle correnti del pensiero umano. Fini macchine sono entità
viventi nuove soggette ad una metamorfosi del pensiero statico e dalla
concezione umana che tende al nulla imperativo ecategorico.
Gli scienziati italiani progettano entità meccaniche che non sono
solidali. Robot e uomini che spesso vanno a braccetto e si muovono in
modo interdipendente dalla galassia infinita. Spazio e materia
rappresentano la classica goccia che fa traboccare il vaso colmo d'acqua
del contenitore celeste. Arcobaleno dello spazio che indica attriti
vecchi che logorano il dolce corso dell'esistenza di ogni automa:
illogicità della materia che racchiude in se stessa il caos dei microbi
sconosciuti all'uomo terrestre"
Nell'Italia del 2020 un robot d'acciaio e titanio viene costruito e
progettato dagli scienziati del Centro di Studi Automatici di Roma.
Un sacerdote salesiano, don Michele, riesce a far sì che due ragazzi:
Marco e Matteo, siano coinvolti nelle delicate operazioni di
sperimentazioni sul robot. Nikon, pur essendo di metallo inattaccabile,
dimostra forza fisica e dolore al tempo stesso. Ha una notevole
inclinazione e propensione allo studio delle materie umanistiche.
Gioca al calcio come un "fuoriclasse", in una sfida calcistica mette in
mostra tutto il suo valore umano e non.
Alberto e Gabriella si incontrano a Rimini, vivono il loro amore con
slancio e spensieratezza. La guerra in Medio Oriente e altre
vicissitudini spingeranno i due a maturare l'idea di servire la Patria
della loro amata Nazione. Il susseguirsi degli eventi bellici cambierà
per sempre la loro vita.
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