Le
Spirali di Iside
Collana di esplorazioni metaculturali
a cura di Selene Ballerini
La
Dinamica Arte della Postura
Prefazione di Selene Ballerini
L’antica disciplina dello Yoga è profondamente radicata nelle terre
dalle quali è sorta e dove si è sviluppata, ma in virtù delle
potenzialità universali di cui è veicolo si rivela, se rivisitata e
gestita con creatività, un impareggiabile strumento auto-esplorativo
anche per uomini e donne d’Occidente, sia in generale che per
specifiche applicazioni. Nella fattispecie l’ipotesi-scommessa
formulata da questo libro è che la pratica yogica possa fungere da
matrice in cui far fiorire profonde riflessioni identitarie e
fertili connessioni analogiche sulle donne e sulle loro energie, con
speciale attenzione ai processi meta-fisiologici del ciclo mensile.
Un mistero, quello del mestruo, cui fin dalle più antiche epoche è
stato attribuito un perturbante potere, sia per la plateale
coincidenza dei suoi ritmi con quelli del mese lunare, che in un
lontano passato segnava il tempo e dunque l’alternarsi di vita e
morte, sia per il fenomeno fisico in sé, che poteva apparire
sconcertante per le sue non chiare implicazioni e che è fondato su
una peculiarità sacrale: è infatti il signacolo che marca inizio,
durata e fine della fecondità biologica nelle femmine dell’umanità.
In un affascinante stile che, in conformità al titolo, fluisce
circolarmente tra scienza, poesia, psicologia e sapienza magica,
accumulandone e fondendone i tesori nell’athanor divulgativo,
Giovanna Benfenati, yogini e studiosa di Esoterismo, ci conduce alla
scoperta di aspetti inconsueti dello Yoga, sfruttandone la
complessità stratificata per intessere legami (e Yoga significa
congiungere) che facilitino alle donne, assolute protagoniste di
quest’opera, la riappropriazione di parti dimenticate o rimosse di
sé, scoprendo in Se Stesse radici ancora autentiche, componenti
archetipali, semi divini da attivare ed emblematiche Figure di
riferimento, le Dee, nelle quali specchiarsi per ri-trovarsi. Un
invito alla rigenerazione che offre anche esemplificativi strumenti
operativi, sperimentabili con efficacia da ogni donna che desideri
apprendere un metodo non solo istintuale per la ricerca e lo studio
del proprio io. Ognuna delle 4 asana1 proposte, difatti, è abbinata
– sono parole di Benfenati – “a un Elemento della Natura (dal cui
potere ogni praticante viene permeata), a una Fase Lunare (in quanto
movimento cosmico strettamente connesso all’universo femminile) e
infine a un preciso momento del Ciclo Mestruale con le sue diverse
influenze energetiche”, così da “aumentare e amplificare il tipo di
energia alla quale si vuole attingere con la posizione” di volta in
volta assunta, illustrata – per maggior chiarezza – dalla stessa
autrice.
In sostanza ciascuna delle 4 posture viene intrecciata a uno dei 4
Elementi (che sono Aria, Fuoco, Terra, Acqua),2 a una delle 4 fasi
della Luna (nuova, crescente, piena e decrescente), a uno dei 4
momenti dell’Onda mestruale (ovulazione, fuoriuscita del sangue e i
due periodi intermedi) e a una delle 4 Dee vediche qui prescelte (Parvati,3
Lakshmi,4 Prithivi,5 Aditi6), in combinazioni che lettori e lettrici
avranno il gusto di scoprire via via e che sono sì personali
elaborazioni che Benfenati ha tratto dalla propria annosa
esperienza, ma di cui vengono fornite profonde motivazioni e che
devono comunque servire quale spunto per le soggettive
rielaborazioni della donna che vorrà attuare le proposte del libro.
Vige infatti la regola d’oro per cui le attribuzioni sono sempre
passibili di variazioni: l’unica virtù richiesta è che le griglie
associative abbiano un loro specifico senso e corrispondano a
istanze autentiche. Ma analizziamo adesso due fattori-chiave del
saggio che state per approcciare: la postura del corpo e la forma su
cui disporre le diversificate parti associate.
Incorporare i simboli
La volontà di atteggiare il proprio corpo in una postura stabile a
cui si dà valenza rituale è testimoniata fin dalla preistoria dalle
Dee (scolpite o incise) sedute su trono, oppure con braccia levate o
piegate ai fianchi, appoggiate sul ventre, distese lungo le cosce o
allungate una verso l’alto e una verso il basso…7 E sempre in quelle
lontane ere si rileva una tendenza ad articolare le posizioni in
movimenti ritualizzati, definibili come sequela di “posture in
movimento”.
L’una o l’altra attitudine è stata seguita ed enfatizzata nelle
Tradizioni iniziatiche, sia d’Oriente che d’Occidente. La
manifestazione più dinamizzata la riscontriamo ovviamente nelle
Danze Sacre di tutto il mondo8 e nelle Arti Marziali, ma pure in
certe operazioni di Magia moderna la capacità di muoversi danzando
viene richiesta. Si pensi solo che il noto Magista inglese Aleister
Crowley9 nella sua più diffusa opera sulla Magia, Magick, inserì
questa significativa notazione nel capitolo “Dei gesti”: Isadora
Duncan,10 la grande danzatrice statunitense che precorse e spianò la
via alla danza contemporanea, caratterizzata da totale libertà
espressiva, “possiede in grado elevatissimo questo dono del gesto.
Il lettore deve studiare la sua danza, se possibile in privato
piuttosto che in pubblico, e apprendere quella superba
‘inconsapevolezza’ che è coscienza magica, con la quale ella adatta
l’azione alla melodia. Non esiste mezzo più potente dell’Arte per
ottenere l’apparizione visibile dei veri Dei”.11
Peraltro tutta la prima parte di Magick è incentrata sulle asana e
su altre applicazioni dello Yoga, considerate un eccellente
strumento di preparazione alla pratica magica, a dimostrazione della
possibilità, sempre auspicabile, di collegare in modo proficuo
tecniche spazialmente o temporalmente distanti fra loro. E ancora
nel medesimo libro troviamo istruzioni per la psicodrammatica
assunzione rituale delle cosiddette Forma-Dea e Forma-Dio: formule
posturali del corpo in cui gestualità codificate e momenti di
cristallizzazione statuaria si coordinano per evocare le genialità
peculiari di specifiche Divinità archetipiche. Una prassi che ci
rimbalza nuovamente nel saggio che avete fra le mani, in cui le 4
asana esemplari per le quali l’autrice ha optato hanno appunto la
prerogativa di essere intitolate e conformi ad altrettante Dee,
tipologie divine ideali di cui perciò esprimono, e suscitano in chi
le assume, analoghe virtuosità.
Il Cerchio & il Rombo
La funzione classificatoria degli Elementi, che nella Tradizione
magica sia orientale sia occidentale sono 4+1 (a quelli già citati,
che corrispondono ai 4 punti cardinali, si aggiunge infatti, al loro
centro, l’Etere o a volte convenzionalmente Akása, correlabile alle
dimensioni del dentro e dello sfondo), è utilizzata da Benfenati
anche nella dettagliata analisi dei tipi di asana contemplati dallo
Yoga delle Posture o Hatha Yoga, che sostanzialmente sono proprio 5:
di equilibrio, sedute, sdraiate, di tensione e rovesciate;
assumendole con posizione idonea e atteggiamento mentale
opportunamente direzionato si attivano meccanismi di emersione delle
proprie potenzialità, che risultano rafforzati – questa, lo si è
detto, è la tesi del libro – se svolti in un contesto di circostanze
astrali, psico-fisiche e simboliche analogicamente consoni. In
questo scenario operativo la quantità di elementi in gioco
acquisisce straordinaria pregnanza perché tende a sommuovere la
tendenza, di pagana ma soprattutto cristiana memoria, del primato
della triade/triangolo, intesa come “Spirito”, sulla
quaterna/quadrato, intesa come “Materia”. Infatti in una visione in
cui il modello matematico non è il 3 né il 4 ma il 4+1 non ci si
limita più al Triangolo o al Quadrato, ma si contengono entrambi in
una forma geometrica paradigmatica rappresentabile nel Rombo con un
punto al centro, quasi una doppia triangolizzazione del Cerchio. Tra
le punte del Rombo si sviluppa in tal modo una quadripartizione che
può essere perfettamente equilibrata, ed è il caso degli Elementi,
ma anche “trinitaria”, come avviene per i 4 Bigrammi12 del Sacro
Libro cinese I Ching, le fasi mestruali (ovulazione, mestruo e fase
intermedia, qualunque delle due sia) e quelle lunari (vuota, piena e
mezza, crescente o calante), in una dimensione olistica e
stabilizzatrice che fonde il potere del Triangolo con quello del
Cerchio. E il Cerchio, ma relazionato al 4 e al 4+1, è non a caso la
forma geometrica basilare qui scelta da Benfenati per le sue
indagini magico-yogiche nei Reami della Femminilità…
In particolare per quanto riguarda la Luna, e di conseguenza la
Femminilità e le sue varie espressioni, nell’Europa patriarcale è
prevalsa nel tempo l’enfasi su strutture triadiche:
Fanciulla-Donna-Vecchia, Diana-Selene-Ecate... Ma mentre un tempo la
triade applicata alla femminilità ne aveva rimarcato il potere in
quanto rappresentazione del triangolo pubico, nel simbolismo
esoterico d’epoca cristiana – che attribuiva la valenza Tre alla
trascendente e patriarcale Trinità Padre-Figlio-Spirito Santo – la
triadicità lunare si tramutò nella rimozione della fase lunare più
inquietante: la Luna decrescente, il cui transito è inverso a quello
della Luna crescente, che essendo portatrice di luce è stata invece
sempre esaltata.13 E se il Tre divenne emblema di trascendenza
celeste, il Quattro – che nella tradizione pagana-pitagorica
simboleggiava la Totalità Universale – nell’Europa cristianizzata ha
finito per essere ridotto a simbolo della discesa di un Dio che si
fa mortale (i 4 bracci della Croce) per “redimere” dal “peccato” la
materia (i 4 lati del Quadrato). La saggezza sacrale più autentica,
invece, scardina tale contrapposizione, frutto di dualismo, a favore
di una concezione olistica e inclusiva in cui ogni forma geometrica
archetipica può vivere beatamente da sola o mista ad altre, a
seconda delle esigenze e delle condizioni.14 E proprio quest’ottica
troviamo confluita nel Cerchio delle DonneDee, dove i 4 Elementi e
le 4 Stagioni e le 4 Lune e le 4 Dee e le 4 Fasi mestruali danzano
intorno a un centro eterico identificabile con colei che assume una
dopo l’altra le asana descritte e che apprende con gioia come tutte
queste componenti, nella loro molteplicità, convivano in lei in una
mistura che è unica perché esclusivamente sua. Così, oltrepassando
la rigida barriera del contrasto tra corpo e spirito e la fragile
gabbia delle aspirazioni estetiche volte a ottenere un “corpo
perfetto”, si apre un varco all’allargamento di coscienza da parte
delle donne, da realizzare tramite alchemiche opere di dosaggi,
trasformazioni e illuminanti auto-rivelazioni sulla propria più
intima natura emotiva, sessuale e psicofisica.
Un’opera, questa di Benfenati, scritta con lucida mente e folle
cuore lungo un itinerario dall’ancestrale sapore iniziatico,
accompagnato da suggestive poesie, colmo di risonanze e proposto
come fosse vissuto da una simbolica Donna, dall’insondabile e
potente natura metamorfica, quale rappresentazione concentrata di
tutte noi. E in cui, nelle pagine che seguono, le lettrici potranno
specchiarsi e i lettori scandagliare una controparte di sé.
Che la Cerchiata Danza di simboli & immagini & parole & versi abbia
dunque inizio…
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