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Gabriella Rossitto
Ulisse sono io - poema





“Il più difficile è vedere di che si tratta” scrive Valéry (Monsieur Teste) e ciò si adatta perfettamente alla scrittura di G. che non è di immediata decodificazione, sostanziata com’è da un non detto sottostante la linearità dell’enunciato.
Tema esterno della silloge è il nostos di Ulisse, ricostruito attraverso le esperienze sofferte delle donne incontrate dall’eroe: fin dai primi versi però si avverte la prevalenza della sfera affettiva, oscillante tra desiderio e rimpianto, su quella narrativa.
Per G. scrivere è cercare la propria metafora, che si attua attraverso un sistema di personaggi, che altro non sono che il traslato di se stessa.
I protagonisti del testo, persa la loro classicità (da qui la richiesta di perdono a Omero!), sono transitati nel vissuto quotidiano dell’autrice, che li ha trasformati nel suo doppio, in un continuo rincorrersi, in cui ognuno vuole affermare la propria unicità, ma poi si ritrova a non avere più consistenza, se non nella dimensione altra in cui l’autrice lo ha voluto ingabbiare.
Calipso, Circe, Penelope e lo stesso Ulisse, sospesi come in un crinale di evanescenza psicologico-esistenziale, sono diventati epi-fania della condizione moderna che vive straniata tra realtà e desiderio di superamento della miserevole banalità in cui l’uomo è incastrato.
In un contesto storico e umano deludente, la scrittura diventa allora il punto di fuga eroica, l’unica sehnsucht capace di offrire salvezza e prospettive di vita:
 

Esisti solo
nelle mie parole
e sei reale
solo nel ricordo.



In questa silloge, inoltre, l’autrice sperimenta l’uso di parole composte, in scarto significativo con la lingua grammaticale e poetica. I composti “maniamanti, mezzolimbo, cerchiodesiderio, carneamante” risultano certo molto più suggestivi e semanticamente più ricchi delle loro corrispettive espressioni linguistiche.
I versi, quasi sempre, presentano una forte suggestione, emblematica e segreta, con un Ulisse che fa da controcanto a tutti gli altri personaggi, che vivono in uno streben destinato al fallimento e svuotato dalla consa-pevolezza di ciò che sarà, ribadita dal coro delle donne di tutto il mondo che riconfermano quella risposta ultima che essi portavano già pietrificata dentro di loro .
L’impianto generale del testo testimonia la formazione culturale classica di G., arricchita e vivificata dalla conoscenza delle letterature moderne: tra questi due mondi non c’è però iato e questo grazie alla bravura stilistica, alla sensibilità umana e alla finezza intellettuale dell’autrice.
Sicuri, come il fiore vive di luce, così vivono della loro bella immagine, paghi, sognando e felici, e di null’altro ricchi, i poeti” (Hölderlin).
 

prof. Rita Specchiale

 

Gabriella Rossitto

Segrete stanze - poesie

 

La donna è la signora della casa. Ed è la casa è il luogo ovattato e avvolgente dove ognuna conosce gli angoli più reconditi e i più piccoli particolari che la compongono e perfino gli oggetti che vi abitano e le sfumature dei singoli rumori che la completano.
In questa raccolta l’Autrice c'invita ad entrare nella Casa del suo “cuore”, un cuore corredato da singole stanze e luoghi del quotidiano dove alloca e conserva tutte le emozioni, i sentimenti, i pensieri e gli affetti personali che nel corso degli anni della vita hanno preso alloggio e affondato le loro radici.
Ed è così che attraverso il verso poetico l’animo di Gabriella Rossitto spalanca le porte della sua casa interiore e ci invita a entrare e visitare non solo “le stanze buone” ossia le stanze dove si accolgono gli amici. Ci invita a visitare anche gli angoli più reconditi, aprendo quegli sportelli e quelle porte che difficilmente si mostrano a cui, per la prima volta, entra in casa d'altri. E lo fa senza riserva e senza timore d'essere criticata, si mostra così com'è: nella semplicità del suo essere donna. Una donna semplice, una donna che non ha nulla da nascondere e per questa ragione non fa inizialmente accomodare i suoi visitatori nel salotto: la stanza dove si fanno entrare gli ospiti di riguardo. Li porta dritti dritti in Soffitta, ovvero il luogo delle cose che si nutrono di buio e dimenticanza, il luogo dove solitamente non ci si porta mai nessuno, ma noi siamo i pochi intimi a cui le piace mostrarci gli oggetti in disuso, i vecchi giocattoli di un tempo: il cavallo a dondolo, la bambola di pezza, il soldatino di latta. E solo dopo averci mostrato le pieghe più profonde delle sue intimità e le corde più sottili della sua anima ci conduce nel luogo più luminoso: il soggiorno, con vista mare e con le tende azzurre che seguono i capricci del vento. Questa è la stanza ordinata e accogliente dove lei, dipingendo, si confronta con le sue fragilità. La visita in questa casa prosegue in cucina, il luogo potente dove dell’individualità di ogni donna s'afferma con amore e dedizione come il tempo che impiega per preparare i manicaretti da offrire in dono ai propri cari, agli amici e parenti.
Ed ecco che quando ci inebria dei dolci profumi di torta e miele a forza ci mostra un'altra parte nascosta: quello spazio angusto e ristretto dove tutto ciò che non si vuol buttare si ripone nel ripostiglio. Sono cose inutili che un giorno potrebbero servire.

È nello Studio dove si trova la scrivania, che è una roccaforte, un maniero la cui vetta non si può scalare. Ed è qui che con carta e penna cesella l'oro dei suoi versi e incastona di gemme le sue parole che limpide come cielo terso configurano la sua natura di donna: Eva e Maria / angelo e serpente / anima e terra insieme / nuvola e ferro incandescente / madre che nutre / e mantide vorace / del mio essere farfalla / che vive un solo istante.
Ci mostra anche la Stanza da letto. La stanza che accoglie le sue stanchezze, ma anche i suoi sogni, i desideri. La stanza che nasconde la sua rabbia di spuma. La stanza che profuma di vento di rosmarino. La stanza dove le sue parole perdono di consistenza e si abbandonano. Qui non c’è vento / amore / qui non c’è tempesta.
Infine ci mostra la cantina il luogo dove la polvere si mischia con l'odore di muffa e i pensieri diventano umidi e sanno di terra / di cose imputridite / accuratamente accatastati / tra bottiglie di vino vecchio / che mai nessuno berrà.
Il cuore anzitutto è “uno spazio” coabitato dall'anima di una persona è il luogo del dialogo, è lo spazio/stanza disponibile a chi è disposto a rispettarlo. Uno spazio per muoversi, ma anche per delimitare. Uno spazio che dialoga attraverso queste stanze attigue, stanze diverse che si relazionano sotto gli occhi del lettore attraverso posizioni diverse che esaltano il fascino del mistero dell'essere donna.
Questa raccolta, ricca di simbologia, interpretando l'animo dell'Autrice conferma una sorprendente capacità di varcare i limiti di una realtà molto spesso costretta dai vincoli della convenzionalità e ci offre un panorama ricco di simbologie, alchimie e contenuti.


Vera Ambra

 

 

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