"Tutto iniziò un sabato sera..."
Tom e il suo amico Oliver, dopo aver fumato una particolare marijuana, iniziano una surreale avventura in un villaggio popolato da Elfi, Fate, Folletti e non solo.
Il Villaggio del Tempo Perduto.

L'autore divide di proposito il romanzo in due parti.
La prima parte racconta la permanenza del protagonista come visitatore, ed è una “parodia” che rispecchia la quotidianità dei ragazzi di oggi, e non solo. Quella banalità che sovrasta le azioni forma un circolo vizioso di perditempo, che, tirando la somma, non porta a nulla di concreto.
Rispecchia anche due “piaghe” della nostra società: droga e alcool.
Leggendo, si sente il “peso” di queste due sostanze. Questo è fatto apposta per far capire l'uso sproporzionato e costante che viene fatto dai giovani della droga o dell'alcool o entrambe le cose.
Parla anche dei principali problemi che ci sono nel mondo. Con una forte critica, urla lo sfinimento che procura lo sbaglio perseverante dell'essere umano.

Un romanzo da leggere con attenzione, andando oltre le apparenze.
Ovviamente, i colpi di scena non mancheranno, soprattutto nella seconda parte, dove si entra finalmente nel vero romanzo.

 

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