
Erberto Accinni
Il vascello incantato (Romanzo)
In copertina:
“Articolo galleggiante” foto di Riccardo
Botta
Presentazione dell'Autore
Il libro comincia con una frase che giudico buona:
A quel tempo avevo due amici e una ragazza, e volevo bene a
tutti e tre.
Il titolo è stato preso in prestito da Dante, un sonetto
della raccolta "vita nuova", mi pare.
Guido, vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e posti in un vasel che ad ogni vento
per mare andasse a voler vostro e mio.
Nelle scuole di psicologia progredite si spiega cos'è un
atto di volontà: azioni sagge, buone, sapienti.
Ora, cosa c'è di più buono che volere amare?
Avevo quindici anni e questo mi capitò: amare due amici e
amare una ragazzina.
Non mi importava niente di essere bravo a scuola. Avevo
delle emozioni che si muovevano dentro e che premevano per
uscire. Erano le prime e forse in qualche momento ne avevo
anche vergogna perché non sapevo bene cosa fosse quella
massa che si muoveva dentro.
Il destino mi ha fatto nascere maschio e ho dovuto recitare
questo ruolo, ma poiché l'anima non ha un sesso, guarda
altre cose, non viene a chiedere cosa sei sotto le mutande.
Forse non sempre, e non a tutti, chiede spazio; anche dentro
i confini che l'umanità si è data; e i confini sono maschile
e femminile; sicuramente una necessità imposta per la
perpetuazione della specie, ma se si capisce questo, allora
è più semplice capire che anche la perpetuazione necessita
di anima, non soltanto di atti formali.
E allora ecco l'amore, forse. Se l’anima prende spazio
allora dovrebbe essere più facile estendere il concetto e
lasciarlo andare oltre. Dopo l’unione tra maschile e
femminile potrebbe lasciar comprendere altri amori. L’anima
così potrebbe espandersi.
Ma io non so spiegare che cosa sia l’amore, nemmeno mi
compete farlo.
Posso soltanto prendere atto di un fatto: c'è. Se
biologicamente mi fa cercare una donna, ad un livello
superiore mi fa cercare un'altra anima alla quale rivolgere
le mie attenzioni.
Nasce così lo scambio, che va oltre ogni dire e oltre ogni
confine delle parole. C’é, si sente, lo provi. Se non ti
distrai troppo ne resti anche affascinato.
Ma distrarsi è la cosa più semplice del mondo. Ti guardi in
giro e subito sei distolto da quel mondo interiore che
aspetta di vivere insieme a te, con te, in te.
In quel mondo tutto c'è da sempre, non se n'e mai andato. È
la borsa di Mary Poppins dalla quale estrarre tutto il tuo
sentire, un sentimento alla volta, per lasciarlo libero di
vivere.
Non tutto insieme.., un sentimento alla volta.
Rammenterete il vaso di Pandora. Tolto il coperchio uscì di
tutto e si sparse sull'umanità, dissolvendo nel tempo l'età
dell'oro e accompagnandoci fino ad oggi: l'età del ferro.
L’età dell’oro non poteva però morire; gli dei la nascosero,
e perché fosse sempre ben conservata e non andasse mai persa
la posero dove l’uomo non l’avrebbe mai trovata: nel suo
cuore.
Nei ragazzini, se non li distraiamo con i nintendo e i
cellulari, c’è. Ai miei tempi poi i nintendo non c’erano e
quindi poteva aver una vita un po’più lunga.
Ma poi le regole della società ti acchiappano. Ti dicono
quello che devi e che non devi. Ti dicono di cosa hai
bisogno e quello che non ti serve. Tu ci credi e cominci a
rullare in questa tempesta di cose inutili che dovrebbero
farti vivere bene, ma che ti fanno lamentare tutti i giorni.
Se sei fortunato arriva il momento in cui te ne accorgi e ti
chiedi cosa puoi fare.
Se non sei fortunato continui per quella strada e muori
senza sapere perché diavolo qualcuno ti ha dato un soffio di
vita. E nel frattempo, si rendono necessarie le cure
olistiche, ayurvediche, naturopatiche, la psicologia, per
rimettere ordine in quel caos che siamo e ricordarci quello
che abbiamo dentro. Che abbiamo e non sappiamo più di avere.
Ci occorre qualcuno che ce lo ricordi, perché fra una
supposta che infilano da sotto e una pasticca che ti fanno
inghiottire da sopra tu continui a star male.
A qualcuno è capitato di non riuscire ad inghiottire una
pastiglietta piccola, che si incastra in gola e non va giù?
Perché non va giù? Perché il tuo corpo non ha bisogno di
quello? Gli serve altro?
Gli serve essere riconosciuto ed accettato come la parte
visibile di qualcosa di superiore? l’anima? la sede dei
sentimenti? delle emozioni’ della volontà, buona, saggia,
sapiente? Quella che molti confondono con la caparbietà,
l’orgoglio, la determinazione di avere, ottenere..,
arrivare?
Che me ne importava di esser bravo a scuola, esser un figlio
modello, realizzare i sogni, le aspirazioni, i desideri di
una famiglia che mi voleva.., non sapevano nemmeno loro
come.
Io volevo essere, volevo vivere la mia età, il mio tempo;
con Lapo e Guido volevo che il mio vascello andasse a voler
loro e mio, portando me, e loro, e la mia Beatrice, dove i
soli bisogni erano emotivi e i primi approcci verso la
sessualità: scambiarci l’anima, magari a fior di labbra con
Beatrice. Volevo crescere, ma con i miei tempi. E questo la
società non lo permette.
Il tempo è passato e ha imposto gli obblighi. Devi sapere
questo, e quello, e quest’altro ancora. La religione offriva
ben poco, altre regole che non ho mai sentito mie.
E poi non sono stato capace di far vivere le emozioni
dell’anima coniugandole con i bisogni del corpo: mangiare,
bere, vestirmi e procurarmi tutte queste cose da me.
Come molti ho imparato a rendermi indipendente dalla mia
famiglia di origine e dipendente dalla nuova famiglia che mi
ero creato, ma non ho saputo farlo e mantenere viva l’anima
e il suo oro.
E l’anima che non muore si è ritirata, aspettando tempi
migliori. Persone sagge me l’hanno rammentata, e so ora che
vive e vivrà oltre il tempo che mi è dato. In qualche punto
dell’universo si congiungerà ad altre anime che si
incarneranno per provare in quello che io non ho saputo
fare. E manterranno la vita dello spirito, per realizzare
quello che ora pare difficile.
Ma a quel tempo conobbi i desideri dell’anima, la sua
esistenza, il suo palpitare e vivere, e in quella fase della
mia vita incontrai un’altra anima, che era femmina e il
completamente naturale e biologico di me che ero maschio;
per un po’sentimmo e provammo le stesse cose.
Ora penso che le anime non muoiono perché sono frammenti di
un essere supremo; se si incarnano devono provare a
suggerire la comunione fra materiale e spirituale.
Io non so cosa sia l’amore, mi sono limitato a constatarne
l’esistenza.. e a subirne le conseguenze, perché quando finì
mi parve che per sempre il mondo fosse finito.
Ancora oggi sento qualcosa che dentro si ribella, ma oggi ho
una risposta in più da darmi: non era la mia anima.
Possiamo star qui giorni a domandarci perché, ma forse la
conclusione è una sola: le anime sono tutte uguali nelle
loro aspirazioni, sono gli atti di incarnazione che le
rendono diverse. E allora per realizzare le aspirazioni
occorre andare su un altro livello e accettare i corpi che
siamo e non pretendere di modificare ciò che è, per
adattarlo al nostro desiderio che sia.
È un errato uso della volontà.
Consapevolezza, volontà, coscienza, non importa più come
chiamarle. A quel livello le parole non servono e non ci
sono confusioni e liti sul lessico giusto da usare.
Così a quel tempo avevo due amici e una ragazza e volevo
bene a tutti e tre.
E bisogna far qualcosa perché quell’amore non si perda, non
venga lavato via.
Proseguendo nell’arte del vivere ho avuto più occasioni per
imparare ad ascoltare le voci dentro. Ho imparato che
l’amore è. Si può farlo vivere sempre, e non è mai facile.
Sto provandoci ora. E lo scopro in tante piccole cose, anche
se – sempre – distrarsi e la cosa più facile del mondo.
È un sogno? Forse sì, ma è bello....
Erberto Accinni
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