Europa La strada della Scrittura
Collana di Autori contemporanei diretta da Vera Ambra
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In copertina opera di Salvatore Boccia
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Venti uomini e donne su tre scialuppe
di salvataggio, dopo un naufragio, trovano rifugio su
un’isola in mezzo al Pacifico. C’è chi vuole andarsene, chi
vuole restare per paura di tornare in mare, chi vive
sperando che qualcuno prima o poi venga a salvarlo, chi è
convinto che la sua vita finirà lì.
Ambientato su un’isola in mezzo al niente, il racconto non è
un saggio sull’arte marinara né un trattato sulla vita da
naufraghi, anche se ogni particolare è curato al meglio; è
un viaggio, che si fa restando fermi.
Un viaggio verso il sé, alla scoperta di piccole emozioni,
di risvolti o pieghe del cuore, alla ricerca di ogni
pensiero che balena per un attimo e subito scompare;
pensiero che a volte è così impercettibile da sfuggire alla
possibilità di fermarlo e descriverlo; a volte così sottile
da scambiarlo per una cavillosa speculazione mentale.
Spesso il personaggio è come uno
spettatore: di sé, degli altri, di sé in mezzo agli altri;
di un destino che può scrivere soltanto in parte, perché
qualcosa di più grande già è stato deciso.
Il viaggio verso la sua conoscenza gli rivela aspetti di sé
a lui talvolta ignoti e in ciascuno di essi vive
profondamente le emozioni, le sensazioni e le sfaccettature,
di pensiero e azione, proprie di ognuno di questi modi di
agire e quindi essere.
È un percorso dentro un uomo, che non si racconta perché non
c’è tempo, perché non ci si aspetta che lo si faccia o
perché pochi lo credono utile.
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In copertina: “Articolo galleggiante” foto
di Riccardo Botta
Per quel che ne so ci sono due modi di pensare
ai propri quindici anni: rammentarli o ricordarli. Ce n'è anche un
altro, a volte più complicato: rimembrarli.
Per me valgono tutti e tre: rammento il freddo e quelle giornate
grigie; ricordo le emozioni che per la prima volta provavo e quel
desiderio di imparare, restando sempre un ragazzo. Rimembro quella
febbre, che ancora ora, a volte mi prende, anche se non è più per il
grande freddo.
In una Milano nebbiosa e grigia, come ora non è più, mi innamorai
per la prima volta.
Eravamo belli e finché durò restammo belli. Fu una specie di prova
generale delle sensazioni che si possono provare nella vita. Parlo
di quelle vere, perché poi crescendo si cambia e molta freschezza si
perde.
Studiare sui libri non era importante quanto quello che “sentivo”
giorno per giorno e fui felice. Poi la vita mi prese, ma questa fu
comunque una cosa che riuscii ad avere.
Amore. Molte cose nella vita sono frutto di un atto d’amore; altre
dovrebbero esserlo e sarebbero migliori. Io ho raccontato di un po’
d’amore per una ragazza e per quegli amici, condito dalle canzoni di
quegli anni e dalle stupidaggini che combinavamo. Nato a quindici
anni e confinato in quel tempo ora è una storia del passato. Ed è
bene così.
Ci sono ancora tante altre cose da amare e provare; e c’è un tempo
per tutto.
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