Ci
racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Scrivo da quando avevo
16 anni. Dopo aver letto un mucchio di romanzi avventurosi, che
parlavano di coraggio e di azione, di onore e di gloria, di eroi,
eroine e personaggi squallidi. Di mondi fuori dal tempo e
affascinanti, misteriosi. Ero colpito dalla fantasia e dalla
capacità degli autori di inventarsi storie da raccontare.
Qual è stato il suo
percorso di studi
Istituto tecnico commerciale, poi
università, corso di scienze politiche.
Quando e perché ha iniziato a scrivere
Seriamente a 27 anni,
perché era arrivato il momento di farlo, credo. Perché avevo una
storia mia da raccontare e volevo raccontarla. E perché mi pareva di
sapere come si fa a raccontarla.
In termini umani, cosa significa per lei scrivere
Mi piace. È un buon modo
per canalizzare la sensualità in energie creative e di
organizzazione del pensiero. Mettere in ordine le idee, dare loro
una sequenza temporale e infine legarle in un racconto è un piacere
intimo. Da soddisfazione.
Quali sono i suoi
libri del cuore
Molti autori hanno
scritto cose che mi hanno lasciato qualcosa dentro: Hemingway,
Fitzgerald, Steinbeck e Tennessee Williams. Ma anche Kipling e
Brecht e London. Qohélet e Lao Tsu. Wilde e Kazantzakis. E Dante
Alighieri. Ne ho dimenticati altri…
E quelli che non leggerebbe mai
Fantascienza, credo. Non mi attira.
Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni
Tao te ching. Vanitas vanitatum (l’Ecclesiaste).
Ho riletto il piccolo principe.
E quello che meno le è piaciuto
Molti anni fa Mann: La
morte a Venezia. Francamente tre pagine per descrivere un
viaggiatore mi paiono eccessive. Alla quarta ho smesso di leggerlo.
Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra
Vivo a Milano. Una città difficile da
amare, eppure….
Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana
Di molti: il conservatorismo. La
mancanza di coraggio.
Cosa le piace e cosa non le piace
del panorama culturale italiano d’oggi
A volte: l’ostentazione e la
supponenza.
Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro
In un sito internet ho
pubblicato dei racconti; sono piaciuti a Vera Ambra che mi ha
proposto di inviarle dei lavori. Così ho pubblicato il mio libro: il
vascello incantato.
Cinema: qual è il suo film
preferito
Sono tanti per dirne uno soltanto.
Come ignorare altri film di valore? E in molti film ci sono cose da
vedere e ascoltare, che fanno sentire un piacere profondo. Pochi
sono da scartare.
Musica: la canzone del cuore
Sono troppe. E ciascuna di esse ha un
senso e un momento per essere ascoltata.
Ha frequentato corsi di scrittura creativa
No.
Ritiene siano utili
Non lo so.
Quale ritiene sia
l’aspetto più complesso della scrittura narrativa
Forse fissare
velocemente un pensiero. Di solito sono lampi di idee; scriverli con
le parole giuste richiede concentrazione. Richiede voglia di volerlo
veramente fare. Ma alla fine non mi pare che sia qualcosa di
complesso. Non più di altre cose complesse che tutti devono
affrontare.
Come scrive: su carta o al computer? Di giorno o di notte? In
solitudine o fra altre persone? Segue “riti”
particolari?
Scrivo come posso e quando posso. Ma
anche quando voglio. Mettendoci il tempo che occorre. Su carta fisso
alcune idee, poi le sviluppo in un secondo momento se non posso
farlo subito. Non mi importa se c’è gente attorno o meno. Posso
lavorare comunque e ovunque, anche se preferisco esser solo e con
buona musica di sottofondo.
Come è nata in lei l’idea di raccontare quel che ha raccontato
nel suo libro più recente
Il più recente è degli
anni ’90, mai pubblicato. l’idea era nata dal fastidio provocato
dalla lettura di parole esagerate nei giornali. Da questo pensiero
nacque il romanzo. Dalla necessità di ridare valore alle parole. Un
esempio: in un articolo definire killer una valanga. Chi rispetta le
regole della montagna sa che non si parla nemmeno quando si sale. Se
poi si va in motoslitta e si rimane sepolti sotto è stupido accusare
la valanga. È mettersi contro la natura. Le parole hanno un potere;
possono anestetizzare le persone e così sviarle dalla cognizione
delle responsabilità personali. Bisogna usarle con attenzione.
Cosa significa per lei raccontare una storia
Scrivere quello che si è imparato,
senza temere il giudizio se lo si fa con la consapevolezza dei
propri limiti.
Preferisce cimentarsi
col racconto o col romanzo
Un tempo preferivo i romanzi, non
sapevo scrivere racconti. Ma adesso sto imparando e forse ora li
preferisco.
Ci dia una sua definizione dell’uno e dell’altro
Il tempo. Nel romanzo ne hai quanto
vuoi, nel racconto no.
Come ha scelto il titolo del suo libro più recente
Faccio spesso furti da altri. Così il
titolo del lavoro pubblicato è rubato da un sonetto di Dante.
Quanto tempo ha impiegato per scriverlo
Due anni. E un sacco di
mesi per rivederlo. E infine un bel po’ di giorni per conciliare il
mio modo di scrivere con le esigenze dell’editrice, smorzando la mia
cocciutaggine e provando ad ascoltarla. Ne è nata una situazione di
compromesso che ancora ora mi è utile, negli scritti successivi.
Ha vinto premi letterari
Una volta sono arrivato ottavo in un
concorso. Però pagando avrei potuto arrivare primo.
Crede nei premi letterari
No, però forse hanno un
valore commerciale, perché no?
Ha altri progetti in cantiere
Sì. Molti. E alcuni in fase avanzata
di realizzazione.
Autore:
Erberto Accinni
Titolo: Il vascello
incantato
Editore: Akkuaria
Anno di pubblicazione:
2007
Luogo di pubblicazione:
Catania
Numero pagine: 127
Trama o contenuto
Per quel che ne so ci
sono due modi di pensare ai propri quindici anni: rammentarli o
ricordarli. Ce n'è anche un altro, a volte più complicato:
rimembrarli.
Per me valgono tutti e tre: rammento il freddo e quelle giornate
grigie; ricordo le emozioni che per la prima volta provavo e quel
desiderio di imparare, restando sempre un ragazzo. Rimembro quella
febbre, che ancora ora, a volte mi prende, anche se non è più per il
grande freddo.
In una Milano nebbiosa e grigia, come ora non è più, mi innamorai
per la prima volta. A quel tempo avevo due amici e una ragazza e
volevo bene a tutti e tre.
Eravamo belli e finché durò restammo belli. Studiare sui libri non
era importante quanto quello che “sentivo” giorno per giorno e fui
felice. Poi la vita mi prese, ma questa fu comunque una cosa che
riuscii ad avere.
Amore. Molte cose nella vita sono frutto di un atto d’amore; altre
dovrebbero esserlo e sarebbero migliori.
Nato a quindici anni e
confinato in quel tempo ora è una storia del passato. Ed è bene
così.
Ci sono ancora tante altre cose da amare e provare; e c’è un tempo
per tutto.
Erberto Accinni nato nel 1950 a Milano dove vive e lavora, scrive da
sempre, utilizzando al meglio il tempo libero. Socio dell’istituto
di psicosintesi frequenta la scuola di formazione per counseling.
Curioso per natura viaggia spesso con aerei, treni e fantasia. A
volte ha dubbi che lo fanno sentire fragile e trasparente come un
vetro. Più spesso però ancora crede di poter fare qualcosa di buono;
e questo lo fa sorridere.
Qualcosa ha imparato, altro lo imparerà, altro ancora non lo
imparerà mai.
Sito internet: www.akkuaria.org/erbertoaccinni/
Titoli
prodotti:
Il
vascello incantato
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