IL TEATRO DEL CORPO
1950 - 2000
Viaggio attraverso la danza contemporanea italiana

In Italia, fin dai primi anni del secondo dopoguerra la Danza Moderna ha incontrato non poche difficoltà di origine culturale, politica ed economica che hanno reso difficoltoso e problematico il suo insediamento e il suo conseguente sviluppo. L’Italia, infatti, non essendo uno dei paesi d’origine della storica riforma della coreografia del Novecento, non ha una tradizione autoctona di danza contemporanea e, pertanto, avendo subito influssi diversi dall’esterno, la nostra odierna coreografia non si è sviluppata in modo lineare ed omogeneo e si presenta come un coacervo di esperienze molto diversificate tra loro.
I primi timidi passi verso un rinnovamento vengono mossi da personalità come Bella Hutter, Susanna Egri o i coniugi Sakharov che cominciano a diffondere i principi della danza libera ed espressionista di derivazione mitteleuropea, dando il via ad un lento ma costante processo di svecchiamento, che è continuato, non senza difficoltà fino agli anni Settanta, con l’introduzione e l’insegnamento della tecnica Graham (in pratica sconosciuta nel nostro paese, ancora tendenzialmente chiuso nel culto di una danza accademica che andava via via cristallizzandosi) ad opera di Elsa Piperno e Joseph Fontano e con le prime sperimentazioni di Lucia Latour il cui nome è legato al Gruppo-Altro di Roma, uno dei collettivi di ricerca artistica più significativi di quel periodo.
Gli anni Ottanta hanno visto la nascita della «nuova danza italiana» il cui sviluppo è avvenuto in modo anomalo rispetto a paesi come Francia o Germania, i quali grazie alla presenza costante e durevole di carismatiche “figure-traino” e all’appoggio delle istituzioni, hanno potuto sviluppare negli anni uno stile preciso e ben definibile. In Italia questo fenomeno ha preso forma seguendo un percorso “alternativo” e si è modellato sulla base di alcuni fattori chiave che hanno giocato un ruolo considerevole nel lavoro dei “nuovi” coreografi: le sperimentazioni e le contaminazioni fra le arti del teatro d’avanguardia italiano, la breve ma preziosa esperienza veneziana di Carolyn Carlson, gli insegnamenti dei grandi maestri riformatori della danza moderna (Martha Graham, Merce Cunningham, Pina Bausch e parecchi altri), appresi negli anni di studio all’estero. Da ciò è facilmente intuibile come i coreografi e i danzatori italiani formatisi in questo periodo abbiano intrapreso percorsi artistici molto diversi tra loro ed elaborato una propria e personalissima cifra stilistica, trasponendo in un secondo momento le proprie idee nell’opera. È questo il caso di coreografi come Virgilio Sieni, Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Roberto Castello, Enzo Cosimi e molti altri, la cui opera a tutt’oggi incide maggiormente sulla scena italiana, distinguendosi in special modo sul versante estetico e per la maturità di linguaggio.
Testo tratto dall'introduzione

 

ELISA COLOMBO
Nata ad Angera (Va) nel 1976 si laurea a pieni voti in Discipline dell' Arte, della Musica e dello Spettacolo al D.A.M.S. di Bologna con una tesi in storia del mimo e della danza, di cui un breve estratto è stato pubblicato sulla rivista da:NS, anno 1 n. 5, per la rubrica "Thesis: le tesi universitarie per la danza". Fino al 2005 ha collaborato con il quotidiano on line Varesenews per le recensioni di danza e teatro e attualmente svolge attività di corrispondente esterno per la cronaca del quotidiano varesino La Prealpina. Dal 1996 fa parte in qualità di danzatrice della compagnia di danza contemporanea X- per, diretta dalla coreografa Alida Bernardi e collabora con diversi centri sportivi della provincia di Varese in qualità di insegnante di stretching.

 

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