Questa mia prima raccolta di testi, è stata estrapolata da un
insieme di più di duecento scritti, prodotti nell’arco di una decina
d’anni e per i quali non ho mai nutrito alcuna pretesa di
pubblicazione. Questo mi ha agevolato molto dal punto di vista
artistico, poiché mi ha permesso di esplorare qualsiasi territorio o
soggetto, senza avere il timore di critiche da parte di un pubblico.
Solo ultimamente, essendomi fatto l’idea di essere divenuto capace
di scrivere qualcosa che andasse oltre la mia soddisfazione
personale, ho iniziato a pubblicare, sotto pseudonimo, su di un sito
internet. Ed è lì che sono stato “rimorchiato” da Vera Ambra,
presidente dell’associazione Akkuaria.
Tra
i più importanti poeti che hanno contribuito alla mia formazione,
sicuramente vi sono i francesi del decadentismo, Baudelaire in
testa, l’inglese William Blake, l’americano Walt Whitman, il
surrealista francese Antonin Artaud, Pablo Neruda, Garcia Lorca. Ma
anche narratori come Poe, Henry Miller, Cèline, bukowski, Fante, gli
autori beat Keruoac, Barrow, Ginsberg, fino ad arrivare agli Irvine
Welsch, Nick Honrby, Chuck Palahniuk dei giorni nostri.
Dopo letture del genere, è stato inevitabile scrivere testi un po’
surreali, un po’ visionari, ermetici o arrabbiati, ma sempre con una
sorta di rassegnazione di sottofondo, una consapevolezza che le cose
vanno come devono, che le decisioni individuali hanno peso nella
vita, ma solo fino ad un certo punto. Ma soprattutto che spesso,
dietro ad una grande prova di coraggio, paradossalmente, non si cela
un premio, bensì un castigo.
Nella raccolta si possono individuare tre filoni principali, ognuno
dei quali vede l’uomo al centro dell’attenzione, nel suo rapporto
con la natura: “Giovane e bella nel viale alberato,/giovane e bella
natura che inganni,/con la tua flora armoniosa,/con la tua azione
tempestosa:/catastrofi immani e gioiosi canti./Grande e fertile
Donna Natura,/come il piccolo uomo suo figlio,/sua porzione, sua
essenza”; o con il progresso/tecnologia: “Progresso e
successo/imbratteranno il destino,/dagli angusti luoghi
originali/alle immense realtà virtuali./E l’indio alla
sera/accenderà un fuoco,/e l’eschimese all’amico/offrirà la propria
moglie,/mentre su di un alto ponte,/mediterà il suicidio,/un’ombra
ingannata,/figlia di un microprocessore”; ma anche il classico
rapporto d’amore uomo-donna: “Mia piccola stella,/la tenerezza dei
tuoi occhi,/il languore delle tue labbra,/mio piccolo fiore,/docili
le brezze ti accarezzano il seno;/oggi la luna ha chiamato
Amore,/oggi la luna ti ha chiamata per nome;/miriadi di suoni stanno
ad ascoltarti,/la natura s’inchina perché sto per amarti”; il tutto
tenendo presente che ogni essere vivente è legato-osservato da una
“entità esterna”: “Organismi del sistema,/l’occhio della galassia
osserva indistintamente,/come voi osservate lui,/ovunque vi
troviate, qualunque cosa siate./Sappiate che dell’alba e del
tramonto godono tutti,/come tutti godono degli abbracci della sua
luce./Energia cosmica è potenza pura,/riunione del tutto per un solo
evento”.
Inoltre vi si possono presentare suggestioni visionarie: “Gli alberi
si piegano pigri/e sorridono con infamia/all’autunno,/che arriva
alle loro porte,/con i fiori del male/e il vento come il mare,/a
raccattar foglie morte/ma senza funerale”; o aspre critiche alla
società contemporanea: “Poggiate sullo sfondo dei pensieri
notturni,/fiche che danzano sui cazzi sognatori:/i quindicenni si
masturbano mente ed uccello per il forte desiderio!/Gli stupratori
si allevano in territori contaminati /tra “non è la rai” e
“passaparola”,/gli stupratori son folli desideri negati alla
massa:/vendesi sogni per tutti, cedesi realtà per pochi, pochissimi
intimi”.
Leggendo la mia nota biografica, probabilmente, la si potrebbe
trovare un po’ essenziale. Ovviamente ciò non è dovuto a mancanza di
esperienze, ma dal fatto che non trovo utile raccontare
dettagliatamente la mia storia, preferisco mostrarla tra le righe di
questo insieme di testi che prende il nome di “E la luce nel colore
del mare”, nella quale vi è una consistente parte di me.
E
se, come sono convinto, alla fine del libro il lettore non avrà
difficoltà a definire poesia questa mia opera, allora io sarò felice
di essere poeta.
Domenico Tringali
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