In copertina: “Spiccando il volo” foto di Riccardo Botta

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   Questa mia prima raccolta di testi, è stata estrapolata da un insieme di più di duecento scritti, prodotti nell’arco di una decina d’anni e per i quali non ho mai nutrito alcuna pretesa di pubblicazione. Questo mi ha agevolato molto dal punto di vista artistico, poiché mi ha permesso di esplorare qualsiasi territorio o soggetto, senza avere il timore di critiche da parte di un pubblico.

   Solo ultimamente, essendomi fatto l’idea di essere divenuto capace di scrivere qualcosa che andasse oltre la mia soddisfazione personale, ho iniziato a pubblicare, sotto pseudonimo, su di un sito internet. Ed è lì che sono stato “rimorchiato” da Vera Ambra, presidente dell’associazione Akkuaria.

  

Tra i più importanti poeti che hanno contribuito alla mia formazione, sicuramente vi sono i francesi del decadentismo, Baudelaire in testa, l’inglese William Blake, l’americano Walt Whitman, il surrealista francese Antonin Artaud, Pablo Neruda, Garcia Lorca. Ma anche narratori come Poe, Henry Miller, Cèline, bukowski, Fante, gli autori beat Keruoac, Barrow, Ginsberg, fino ad arrivare agli Irvine Welsch, Nick Honrby, Chuck Palahniuk dei giorni nostri.

   Dopo letture del genere, è stato inevitabile scrivere testi un po’ surreali, un po’ visionari, ermetici o arrabbiati, ma sempre con una sorta di rassegnazione di sottofondo, una consapevolezza che le cose vanno come devono, che le decisioni individuali hanno peso nella vita, ma solo fino ad un certo punto. Ma soprattutto che spesso, dietro ad una grande prova di coraggio, paradossalmente, non si cela un premio, bensì un castigo.

 

   Nella raccolta si possono individuare tre filoni principali, ognuno dei quali vede l’uomo al centro dell’attenzione, nel suo rapporto con la natura: “Giovane e bella nel viale alberato,/giovane e bella natura che inganni,/con la tua flora armoniosa,/con la tua azione tempestosa:/catastrofi immani e gioiosi canti./Grande e fertile Donna Natura,/come il piccolo uomo suo figlio,/sua porzione, sua essenza”; o con il progresso/tecnologia: “Progresso e successo/imbratteranno il destino,/dagli angusti luoghi originali/alle immense realtà virtuali./E l’indio alla sera/accenderà un fuoco,/e l’eschimese all’amico/offrirà la propria moglie,/mentre su di un alto ponte,/mediterà il suicidio,/un’ombra ingannata,/figlia di un microprocessore”; ma anche il classico rapporto d’amore uomo-donna: “Mia piccola stella,/la tenerezza dei tuoi occhi,/il languore delle tue labbra,/mio piccolo fiore,/docili le brezze ti accarezzano il seno;/oggi la luna ha chiamato Amore,/oggi la luna ti ha chiamata per nome;/miriadi di suoni stanno ad ascoltarti,/la natura s’inchina perché sto per amarti”; il tutto tenendo presente che ogni essere vivente è legato-osservato da una “entità esterna”: “Organismi del sistema,/l’occhio della galassia osserva indistintamente,/come voi osservate lui,/ovunque vi troviate, qualunque cosa siate./Sappiate che dell’alba e del tramonto godono tutti,/come tutti godono degli abbracci della sua luce./Energia cosmica è potenza pura,/riunione del tutto per un solo evento”.

   Inoltre vi si possono presentare suggestioni visionarie: “Gli alberi si piegano pigri/e sorridono con infamia/all’autunno,/che arriva alle loro porte,/con i fiori del male/e il vento come il mare,/a raccattar foglie morte/ma senza funerale”; o aspre critiche alla società contemporanea: “Poggiate sullo sfondo dei pensieri notturni,/fiche che danzano sui cazzi sognatori:/i quindicenni si masturbano mente ed uccello per il forte desiderio!/Gli stupratori si allevano in territori contaminati /tra “non è la rai” e “passaparola”,/gli stupratori son folli desideri negati alla massa:/vendesi sogni per tutti, cedesi realtà per pochi, pochissimi intimi”.

 

   Leggendo la mia nota biografica, probabilmente, la si potrebbe trovare un po’ essenziale. Ovviamente ciò non è dovuto a mancanza di esperienze, ma dal fatto che non trovo utile raccontare dettagliatamente la mia storia, preferisco mostrarla tra le righe di questo insieme di testi che prende il nome di “E la luce nel colore del mare”, nella quale vi è una consistente parte di me.

   E se, come sono convinto, alla fine del libro il lettore non avrà difficoltà a definire poesia questa mia opera, allora io sarò felice di essere poeta.

  

Domenico Tringali

 

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