Ci racconti un po’ di lei e del suo approccio al mondo della scrittura
Sono nato nel febbraio del ’79 e vissuto fino ai 18 anni ad Augusta, in Sicilia. Appena diplomato partì per il servizio militare in marina, vi sono rimasto tre anni, muovendomi tra Taranto e La Spezia. A 21anni decisi che non volevo fare il marinaio in carriera; mi trasferì a Catania ed iniziai a frequentare il corso di laurea in fisica, era l’anno 2000. Dopo due anni di vero rompimento di c…, avevo finito i soldi e superato pochissimi esami, in compenso mi ero rovinato la vista diventando miope. Nel frattempo una grave tragedia familiare, mi costringeva a cambiar strada.
Così rifeci la valigia e partì per il piacentino. Cambiavo lavoro ogni due mesi - se andava bene - facevo il manovale o l’operaio in fabbrica, il cameriere il fine settimana e due o tre colloqui al mese (per trovare il lavoro successivo). Tutto ciò fino al luglio del 2004, mese nel quale venni catapultato in due settimane da Piacenza a Bologna, dove vivo tuttora, passando dallo stato di precario a tempo imprecisato a quello di impiegato a tempo indeterminato.
Il mio approccio al mondo della scrittura non può prescindere da quello del mondo della lettura. Il primo romanzo che a scuola fui costretto a leggere interamente (di solito iniziavo ma non arrivavo mai a metà del libro), fu “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa, famosissimo romanzo per me, all’epoca, sconosciuto. Ci rimasi così male per come finì, che per altri due anni non lessi più romanzi. In compenso leggevo libri di storia, sunti di filosofia e psicologia, e tante, tantissime poesie. Così dai 16anni ho iniziato a scrivere poesie, in maniera piuttosto istintiva. Spesso la poesia sembrava non avesse alcun significato, ma poi rileggendola più attentamente scoprivo che diceva molto, soprattutto di me stesso, motivo per il quale non le facevo leggere a nessuno. Qualcuno allora potrebbe dire: - Ma eri un fesso? Se scrivevi poesie che poi non facevi leggere a nessuno, che caspita le scrivevi a fare?
Le scrivevo perché alla fine, dopo averle rilette e sistemate, mi davano una soddisfazione immensa.

Qual è stato il suo percorso di studi
Diploma di perito industriale in elettronica e telecomunicazioni. Tentativo di laurea in Fisica.

Quando e perché ha iniziato a scrivere
Come ho già detto ho iniziato a scrivere poesia intorno ai 16 anni, per il semplice fatto che ne traevo godimento. Invece è da poco tempo che mi sto interessando seriamente alla narrativa (anche a scapito della poesia). Infatti, superato lo scoglio del Gattopardo, ho iniziato a leggere un po’ di tutto, fino ad incanalarmi in un genere più specifico di letteratura; una letteratura dalla quale riesco a trarre lo stesso piacere che mi dà la poesia.

In termini umani, cosa significa per lei scrivere
Significa avere la capacità di convertire le emozioni (quindi sentimenti, sensazioni, ecc..,), in combinazioni di parole e suoni che ne riescano il più possibile a riprodurre l’essenza. Questo in poesia.
Nella narrativa, secondo me, scrivere significa essere come Dio, avere la regia universale di questa nuova dimensione appena nata e delle sue creature. Conoscere tutto sui personaggi e sulla storia narrata, rendere accessibile questa conoscenza al lettore, esprimerla in maniera efficace e coinvolgente, in modo da rendere interessante una storia che ti sta a cuore.

Quali sono i suoi libri del cuore
Più che di libri, parlerei di autori del cuore. Amo le opere di Baudelaire, William Blake, Walt Whitman, Antonin Artaud, Garcia Lorca, quindi i loro libri. Per ciò che riguarda la narrativa ho idee più precise: “Sulla strada” di Jack Kerouac, “Tropico del Cancro” di Henry Miller, “Viaggio al termine della notte” di Céline, “Fronte del porto” di Schulberg, “Tolleranza zero” di Irvine Welsh.

E quelli che non leggerebbe mai
Quelli scritti da Veltroni, Bruno Vespa, Federico Moccia e simili, da presentatrici tv o, più in generale, da personaggi famosi per motivi lontanissimi dalle Lettere.

Il libro più bello che ha letto negli ultimi tre anni
“Soffocare” di Chuck Palahniuk.

E quello che meno le è piaciuto
“Il passato è una terra straniera” di Gianrico Carofiglio.

Qual è il rapporto con la sua regione e con la sua terra
Con la Sicilia ho il classico rapporto odio-amore che si può avere con una persona a cui sei profondamente legato, ma con la quale spesso hai delle incomprensioni. Forse grazie a ciò, dalla mia terra riesco a trarre delle immagini forti per la mia scrittura.

Cosa le piace e cosa non le piace dell’editoria odierna italiana
Non mi piacciono gli editori a pagamento. Mi piacciono gli editori disposti a rischiare per un autore sconosciuto che ha scritto un buon libro. Per rischiare intendo investire soldi anche in pubblicità e distribuzione su tutto il territorio. Questo genere di editori un tempo esistevano, oggi non so. Un tempo c’erano anche autori come Pirandello, Calvino, Pasolini, ecc., oggi non so.
Di fatto c’è troppa gente che scrive ed ha la pretesa di essere scrittore. Questo è controproducente sia per se stessi, poiché si può finire nelle grinfie degli editori a pagamento, sia per chi è capace di scrivere, che si trova a fare una coda più lunga del dovuto.
Io credo che bisognerebbe venirsi incontro da entrambe le parti. Gli scrittori dovrebbero scrivere bene e gli editori, appurato ciò, dovrebbero pubblicare e pubblicizzare.


Cosa le piace e cosa non le piace del panorama culturale italiano d’oggi
Sembrerò retorico ma disprezzo tutto quello che fanno in tv, escluso Zelig, Superquark ed il telegiornale. Anche quest’ultimo inizio a guardarlo di meno. Ma la cosa più grottesca è che la tv dovrebbe rispecchiare il gusto dei telespettatori, ma la realtà è che sono questi ultimi ad acquisire i gusti ed i bisogni proposti da programmi e pubblicità. La tv dice che io voglio un lettore multimediale perché voglio guardare un video o ascoltare la mia musica preferita anche quando pianto un chiodo al muro, la tv mi dice continuamente che gli italiani hanno paura: caspita, come ho fatto a dimenticarmi di avere paura?
I film che preferisco sono quasi sempre gli stessi che guardava mio nonno, la musica che ascolto è, perlomeno, la stessa che ascoltava mio padre. Sono molto affezionato a De Gregori, De Andrè, Vasco, Zucchero, ma non solo. Credo che la musica sia un ottimo strumento per la comprensione della cultura contemporanea. Ci sono gruppi e cantautori nuovi interessanti; vi è inoltre una diffusione più commerciale della musica rap italiana. La musica rap non mi è mai piaciuta, ma simpatizzo per alcuni artisti, poiché hanno, oltre alla musicalità ed alla rima, una rabbia di fondo nei confronti di un contesto sociale prettamente italiano. Il successo di questi rapper, dimostra come nei giovani e giovanissimi vi sia questa rabbia latente pronta a venir fuori, pronta a fare dei danni o a dare una spinta culturale nuova in un futuro ormai prossimo; energia per innovare qualsiasi arte, letteratura compresa.

Come è arrivato alla pubblicazione del suo lavoro
Da diversi anni, sotto pseudonimo, pubblico delle poesie e dei racconti su di un sito internet. Vera Ambra, presidente dell’associazione Akkuaria, li ha letti e tramite e-mail mi ha chiesto di mandarle del materiale per un’eventuale pubblicazione. Alla fine abbiamo deciso di pubblicare una raccolta di poesie.

Cinema: qual è il suo film preferito
Un film abbastanza recente: ”La vita è bella” di Benigni.

Musica: la canzone del cuore
“L’abbigliamento di un fuochista” di Francesco De Gregori.

Come scrive? Su carta o al computer? Di giorno o di notte? In solitudine o fra altre persone? Segue dei riti?
Scrivo su carta ogni qual volta mi viene una buona idea o un buon verso. Poi ricopio e rielaboro sul computer.

Quali sono i suoi poeti del cuore
Baudelaire, William Blake, Walt Whitman, Antonin Artaud, Garcia Lorca, Renato Fucini.

Come nasce un suo verso
Il verso di una poesia è qualcosa che già esiste&vive. Che va in giro nella nostra mente, nel nostro inconscio, nell’atmosfera circostante. La bravura del poeta, sta solo nel riuscire ad ascoltarlo ed a trascriverlo in tempo. Un bravo poeta è colui che sa dove andare a cercare il verso che gli serve in quell’istante. Questo è il mio parere.

Quanto tempo ci lavora su
Non molto, all’inizio. Poi vi ritorno più volte a distanza di tempo.

Cosa deve esserci in un suo verso, perché resti soddisfatto
Deve essere scorrevole, musicalmente non deve stonare con il resto della poesia, e possibilmente con il suo significato.

Dove e quando ha scritto il suo primo verso?
Credo in prima elementare. Scrivevo alla fine di un quaderno delle frasi dedicate ad una bimba che mi piaceva. Poi più niente fino all’adolescenza.

Cos’è che l'ha spinta a pubblicare le sue poesie
In realtà non ho mai aspirato ad una pubblicazione su carta. Anzi, avevo deciso per l’ennesima volta di smettere di scrivere poesie, che sbuca questa mail nella quale mi propongono un contratto. Era un’occasione da non perdere.

Qual è un verso celebre che avrebbe voluto scrivere lei
Quello che avrei voluto scrivere non è un verso di poesia; è un passo di prosa poetica, tratto da “Tropico del cancro” di Henry Miller:
Tra fondo e vertice non c’è soluzione, no stazione intermedia, il fiume parte in cima al monte e fluido scorre fino in mare, codesto fiume conduce a Dio e la canoa basta come la corazzata; Dio è la somma di tutti gli spermi giunti a coscienza pura! Sin dall’inizio il viaggio è verso casa.

Come ha scelto il titolo del suo lavoro più recente
L’editore me ne ha proposti alcuni, ed io ho scelto. È un verso di una delle mie poesie:
“E la luce nel colore del mare”.

Quanto tempo ha impiegato per scriverlo
Il lavoro? 10 anni.

Ha vinto premi letterari
No.

Crede nei premi letterari

No.

Ha altri progetti in cantiere
Vorrei lavorare ad una raccolta di racconti ed ad un altro libro di poesie.


Autore: Domenico Tringali
Titolo: “E la luce nel colore del mare” - poesie
Editore: Akkuaria
Anno di pubblicazione: 2007
Luogo di pubblicazione: Catania
Numero pagine: 60
Sito internet: http://www.akkuaria.org/domenicotringali/

Titoli prodotti:
E la luce nel colore del mare – poesie

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