Danilo Caccamese
Teoria di Colori

Poesie e racconti - 2011

Sono passati oramai più di tre anni dalla pubblicazione della mia prima raccolta di poesie, Ascolta la voce della mia mano. Anni che sono trascorsi rapidamente, intrisi di esperienze sempre nuove e diverse, che mi hanno arricchito costantemente l’animo, cambiando la mia vita completamente.
Ciò fu per me l’impulso iniziale a scrivere, come in tutti gli adolescenti: un dolore vecchio un disagio nuovo, immerso in una condizione socialmente ostile. Quello che però all’inizio era un lamento triste prese corpo e forma, affinandosi sempre più, emancipandosi dall’intimismo autoreferenziale che scade nel patetismo più completo. Ma non rinnego né quel periodo, né le poesie che ne furono l’espressione, essendo una tranche de vie rilevante, quella che più di tutte mi ha segnato.
Questa raccolta è un’opera molto sui generis, nata svolgendo in teoria un semplice concetto filosofico che ho interpretato e sviluppato in prosa e poesia.
In greco (ma anche in italiano, benché poco usato) Teoria significa schiera, fila. Quella che seguirà l’introduzione filosofica è la nuova raccolta di poesie, che sono associate ad uno o più colori, seguendo la teoria che inizialmente spiego.
Le varie poesie appariranno, come diverse pennellate, schierate una dopo l’altra (esplicazione della teoria principale). Si potrà osservare come torno a volte nei miei soliti errori, fino a che riesco a liberarmene, autodeterminandomi in poesia, come anche nella vita. Seguono cinque racconti amorosi (cinque è il numero di Venere) dove vi sarà un colore dominante, sfumato a secondo del contesto. Sarà il lettore accorto, col proprio intelletto o con le sensazioni suscitate dai vari brani, a saper assegnare ad ognuna la propria tonalità.
La poesia, sempre caratterizzata dal classicismo dannunziano, forza gli schemi aulici, tipici della mia poetica, verso sperimen-tazioni nuove e meno ferruginose (benché mantenga spesso for-me desuete). La prosa, nonostante si voglia aderire a un racconto di matrice realista, tende a essere più simile alla prosa elaborata, tozziana, che può sfavorire il lettore inesperto. Il simbolismo allegorizzante, che caratterizza spesso la mia scrittura, lo si ritroverà facilmente tanto nella prosa quanto nella poesia.
A chiudere il libro, per favorire il disincanto e rialzare l’umore, ho incluso uno zibaldone di pensieri e aforismi, d’ispirazione vagamente dandy, di piacevole lettura dopo la gravezza delle sezioni precedenti.
Sempre oberato dai mille impegni universitari, vi lascio alla lettura di queste pagine, sperando che non ne rimaniate troppo delusi.

Danilo Caccamese

Ascolta la voce della mia mano - Poesie - (ed. 2008)

 

Molte delle poesie presenti nel testo, essenzialmente sono autobiografiche, molte altre, invece, hanno un fine moralistico, anche perché lo scopo di questi miei versi sono legati alla mia crescita sentimentale. Difatti ho diviso questa raccolta di poesie in quattro parti: nella prima, Le Urla Silenti, in cui si concentrano tutti i miei scritti più neri, si snoda una sorta di viaggio dentro il limbo della mia mente: una introspezione del mio essere uomo inserito nella realtà della società odierna.

La parte seconda, I Madrigali Dannati, sono tutte poesie che vertono su di un unico argomento: il mio infelice amore non corrisposto. Questa è una parte ricchissima di metafore in cui volontariamente metto a nudo i miei sentimenti tragici ed eroicamente romantici, nonostante l’afflizione del rifiuto.

Nella parte terza, La Poesia Nuova – una raccolta di vario genere che si contrappone alla parte prima – rivedendo il mio punto di vista alla vita in chiave ora ottimistica, mentre alcune poesie hanno chiaramente una impronta moralistica o storica.

Passo passo ho attraverso questo mio mondo interiore, che ho provato ad esprimere attraverso la poesia, passando prima per la parte più nera del mio essere, fino a giungere alla parte più chiara di me e, cronologicamente parlando, più attuale.

Si noterà sicuramente il vago richiamo all’opera dantesca, che io mi sono riproposto di dare, nelle vesti di un novello Virgilio, per accompagnare la mia crescita in questa delicata materia che è la vita.

La Quarta parte, ovvero, Le Foglie d’Autunno, sono le poesie più recenti, dapprima scritte come opera unica. Qui ho ponderato riflessioni filosofiche e, dulcis in fundo, qualche gentile idillio.

In quest’ultima parte, oramai sento che si è affermata la mia figura di poeta, più raffinata rispetto alle poesie precedenti, e con uno stile sempre vario ed originale.

Spero al più presto di poter tornare a scrivervi ancora, anche se sono piuttosto oberato con gli impegni scolastici.

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