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Quando ho cominciato a fare il cantastorie, come
spesso mi accade, era tutto un gioco: un modo per trovare un’alternativa
al teatro di prosa, che ormai andava sempre più in crisi. Ho iniziato
così ad appassionarmi a questo mondo fantastico, ascoltando Orazio
Strano, Cicciu Busacca, Rosa Balistreri; prendendo contatti con Mauro
Geraci, Fortunato Sindoni, Luigi Di Pino.
Mi sono accorto subito che la mia non poteva
essere una attività classica, ma bisognava uscire fuori dagli schemi
folclorici dei cantastorie per approdare a qualcosa di diverso: il
Teatro canzone, che aveva inventato Gaber, combinato con la tradizione
dei cantastorie.
Ecco così il frutto letterario del mio lavoro, i
testi delle mie ballate, già pubblicate nei cd da me incisi ed ora a
disposizione di chi vuole divertirsi a leggerli, mentre le ascolta, o
soltanto a gustarne la parte scritta.
Infatti, molti di questi testi all’inizio sono
nati come semplici satire, successivamente si sono evoluti diventando
delle ballate musicali, con musiche semplici, per come la tradizione del
cantastorie vuole.
Gli argomenti sono attuali e pregnanti, visto che
parlano del mondo di ieri e di quello di oggi, ed ecco il perchè del
titolo della raccolta: Povira genti nui, che viene da una ballata
ed è stato anche titolo del primo spettacolo.
Si tratta di un’autocommiserazione ironica, che
vuole beffeggiare questo mondo strano in cui viviamo, che perde sempre
di più la memoria delle sue radici.
Carlo Barbera
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