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PRESENTAZIONE DEI LIBRI

Ti cuntu e ti ricuntu Favole in versi

Cos’è un cantastorie? È uno che racconta storie, cantandole e recitandole, con un sistema di scrittura che si divide in due parti: la parte cantata e quella recitata. Il tutto avviene attraverso l’endecasillabo, che nelle mie ballate a volte è di dieci altre di dodici, ma me ne frego, perché m’interessa la musicalità e l’adattabilità alla musica.
Ci sono molti modi di raccontare la vita, io ho scelto la commedia e la poesia. Ma c’è un'ampia differenza tra la poesia, che rimane tale, e quella che si trasforma in ballata da canta-storie; nel primo caso giochi con mille cose e mille misteri, nel secondo devi essere immediatamente comprensibile.
La poesia si legge e quindi ti da la possibilità di riflettere; la ballate si ascolta, per cui non da tregua, devi capire ogni verso appena lo senti.
Perché non ho mai pubblicato le mie commedie? Non è utile, non sortiscono l’interesse dei lettori.
Le ballate sono un’altra cosa, perché rispetto alle commedie e alle poesie, sono piacevoli sia da ascoltare che da leggere. Immaginate uno che guarda una commedia e poi va a comprarsi il libro per rileggersela a casa? Non succede quasi mai, a meno che non sia un addetto ai lavori, quindi interessato.
Uno che assiste a uno spettacolo di teatro canzone è portato dopo a comprare il cd, ma accade anche che abbia la curiosità o il piacere di leggere i testi. Ecco perché credo che sia utile pubblicarli.
Io l’ho fatto qualche anno fa, ma ora sono cresciuti a dismisura, per cui ho deciso di pubblicare le mie favolette in versi, per la gran parte ironiche e divertenti, frutto della mia fantasia o di fatti letti e ascoltati.
Non a caso ho voluto intitolare questo volume “Ti cuntu e ti ricuntu”.
Sono storie in cui si ironizza sul mondo che ci circonda, troppo spesso imperfetto, ma sempre amato, perché, in fondo in fondo, è il nostro caro vecchio mondo.
Desidero mettere in evidenza che le mie sono le ballate di un giullare, uno che si trova sempre dall’altra parte della barricata, perché ha un modo di intendere la vita da uomo libero.
Io credo nella solidarietà e nell’uguaglianza tra uomini; ritengo che il mondo sia stato sempre un cesso, ma ora sia un cesso ancora peggiore, perché i furbi, quelli che si arric-chiscono sfruttando il lavoro e le debolezze altrui, hanno battuto a loro piacimento la lancetta del progresso e ogni cosa bella che s’inventa, nelle loro mani, diventa una porcheria assoluta.


Carlo Barbera

 

Quando ho cominciato a fare il cantastorie, come spesso mi accade, era tutto un gioco: un modo per trovare un’alternativa al teatro di prosa, che ormai andava sempre più in crisi. Ho iniziato così ad appassionarmi a questo mondo fantastico, ascoltando Orazio Strano, Cicciu Busacca, Rosa Balistreri; prendendo contatti con Mauro Geraci, Fortunato Sindoni, Luigi Di Pino.
Mi sono accorto subito che la mia non poteva essere una attività classica, ma bisognava uscire fuori dagli schemi folclorici dei cantastorie per approdare a qualcosa di diverso: il Teatro canzone, che aveva inventato Gaber, combinato con la tradizione dei cantastorie.
Ecco così il frutto letterario del mio lavoro, i testi delle mie ballate, già pubblicate nei cd da me incisi ed ora a disposizione di chi vuole divertirsi a leggerli, mentre le ascolta, o soltanto a gustarne la parte scritta.
Infatti, molti di questi testi all’inizio sono nati come semplici satire, successivamente si sono evoluti diventando delle ballate musicali, con musiche semplici, per come la tradizione del cantastorie vuole.
Gli argomenti sono attuali e pregnanti, visto che parlano del mondo di ieri e di quello di oggi, ed ecco il perché del titolo della raccolta: Povira genti nui, che viene da una ballata ed è stato anche titolo del primo spettacolo.
Si tratta di un’autocommiserazione ironica, che vuole beffeggiare questo mondo strano in cui viviamo, che perde sempre di più la memoria delle sue radici.

Carlo Barbera

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