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PRESENTAZIONE LIBRO

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PREFAZIONE

 

Quando le strutture dei versi s’incrociano dando vita a pura poesia è un vero godimento per il lettore. Questo accade ogni volta che le pagine di Beatrice si riempiono di parole, di sensazioni, di una estetica poetica che supera le banalità del versificare poco illuminato. La pluridimensionalità si affaccia costantemente ma quello che più colpisce di questo lavoro è l’aspetto metafisico che permea le poesie. Il sacro ed il profano si fondono, la realtà e il desiderio si mischiano e le parole sono carezze e lame.
L`utilizzo del verso sciolto, ma talvolta sembra proprio un “blank verse” , breve, intenso e ritmico rende scorrevole, grazie anche alla sintassi adottata, il lavoro. Il quotidiano, la trasfigurazione figurativa della natura umana, nelle sue grandezze e nelle sue piccolezze, conducono, forse a bordo della “Da Ma Rossa” che si ancora chissà dove, nel fluire sereno e tempestoso dell`Io della poetessa. Perché Beatrice è poetessa, delle piccole cose, dell’ardore, della reminiscenza, di quel sacro e profano di cui accennavo prima e che regala una Huri che ricompensa chi ama sfrondare il significato unico di ogni argomento, cambiando prospettive e tesi per colpa o per diletto delle nostre lievi e non lievi umane imperfezioni. ... “il Mondo tutto (non precisamente) tondo”... Così gli occhi osservano internamente ed esternamente le sensazioni, da proprie ad universali, con una leggerezza lirica tipica del navigatore di emozioni. “La casa resta nel vento che passa...” ed è in quella casa che Beatrice aspetta, è lì che le sue metamorfosi di donna attingono il linguaggio scorrevole, le ispirazioni che s’accompagnano agli affanni del vivere. Lei stessa si confessa, quasi involontariamente, lei alchimista dell’essere confessa e sviscera la sua passione di raccoglitrice di essenze da cui distillare ed offrire, offrire anche al più distratto, il nettare dolceamaro dei suoi pensieri “poiché non è poi questo la poesia?”...

 

Giulio Maffìi
 

  Edizione 2010 © Associazione Akkuaria

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