EUROPA LA STRADA DELLA
SCRITTURA
Collana di Narratori Contemporanei
diretta da Vera Ambra
ANTONELLO MURER
Appunti di un tecnico di radiologia
“GIUVINO’! Scusate se vi interrompo, forse vi siete dimenticato che sto
cu ‘e zizze appese? In verità, vado di fretta, però mi chiedo: “ma vuje,
oggi, che capa tenite?”

“Non capisco
ancora lo scopo ultimo di queste pagine che vengono imbrattate a più
riprese. Persevero in un obiettivo ancora a me ignoto, vado avanti in
questo compito di cui nessuno mi ha investito, poi dell’utilità o meno
del quanto, lo decida il caso”.
quelle pagine
dimenticate in un cassetto
Prefazione di
Rosalba Canfora
Le
pagine del libro nascono come appunti della quotidianità di un tecnico
di radiologia, Antonello Murer, partito dallo studio dei toraci per
approdare con successo allo screening mammografico, da qui l’interesse
professionale per le tette.
In questo libro, che rappresenta il suo esordio narrativo, l’autore si
espone in prima persona, col proprio nome e cognome, con nero su bianco,
con parole e disegni, con semplici descrizioni dei fatti, ma anche con
precise prese di posizione, con una “bella scioltezza narrativa”
accompagnata anche dal dialetto a noi più caro, per raccontare senza
pretese il vissuto di tutti i giorni di una città del salernitano, con i
suoi problemi “cronici”, affrontati sempre con piglio energico e tanta
ironia.
Il segreto di queste “pagine imbrattate a più riprese” è un impeto
genuino ed originale che non viene meno in nessun punto del libro,
perché è frutto di un’attenta analisi del comportamento delle persone e
dei fatti.
L’autore, infatti, come avrete modo di accorgervi leggendo il testo, non
è uno spettatore passivo della vita, tutt’altro: è sempre lì alla
finestra, spesso può sembrare distratto o assorto a pensare chissà cosa;
invece, è proprio in quei momenti che si sta chiedendo “cosa pensiamo,
perché, come, quando” e vorrebbe che tutti gli altri si chiedessero la
stessa cosa di lui, mentre con “movimenti precisi e sincroni” esegue
un’altra mammografia.
Sono stata molto lusingata dalla richiesta dell’editrice di occuparmi
della prefazione di questo libro e se all’inizio avevo avuto qualche
dubbio, poi mi sono ricordata che proprio io, alcuni anno fa, dopo aver
letto alcune di queste pagine, ti avevo incoraggiato a continuare a
scrivere.
Adesso cominciavo ad avere le idee più chiare: forse, era giusto così,
perché io avevo creduto che quelle pagine dimenticate in un cassetto
potessero avere una migliore collocazione... la libreria o il comodino
di quelli che le avrebbero volentieri lette tutte d’un fiato per sapere
come “avresti sistemato” i tuoi simpatici personaggi e... se Amedeo
avesse finalmente imparato a nuotare!
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