Il coraggio di Anna
Prefazione di Karina Andrea Olivera
Ho letto tutto d’un fiato questo testo e non poteva essere
altrimenti.
Sin dalle prime pagine il lettore ne viene catturato.
L’argomento, spietato, crudele e talmente delicato; la
bravura e capacità dell’autrice di trasportare nero su
bianco le emozioni, le paure, lo sconforto, la disperazione,
fanno sì che il cuore ne rimanga rapito e non possa smettere
di battere, celermente, se non a storia compiuta, a epilogo
tracciato.
L’intensità del racconto trasporta lontano, lascia ampio
spazio all’immaginazione e le lacrime rigano il volto a
seconda dell’umore e dello stato di salute di Anna.
È un diario che non lascia spazio all’ipocrisia, la malattia
detta le regole e la pedina è Anna che si muove seguendo
regole rigide e stabilite e che nonostante debba affrontare
un percorso doloroso e angosciante, non si lascia mai
abbattere e combatte con tutte le sue forze, con tutta
l’anima per poter “vivere”. Riscopre la gioia per le piccole
cose, l’amore per la semplice quotidianità, e quella fede
che credeva perduta e che invece ardeva nel suo cuore come
la fiamma dell’amore.
Il desiderio di maternità sarà uno dei pensieri ai quali si
aggrapperà intensamente per poter uscire dall’incubo nero
che l’ha inghiottita e che da un giorno all’altro ha
cambiato per sempre la sua vita e la sua essenza. Anna ne
uscirà vincitrice, al contrario di molti altri suoi
conoscenti e amici che non avranno la stessa fortuna, che
non avranno la gioia di contemplare la luce di un nuovo
giorno.
Questo libro mi ha colpito nel profondo. La mia famiglia
vive da vicino la realtà sofferta e spietata di questa
malattia attraverso gli occhi di due bimbi che abbiamo
adottato a distanza per aiutarli nelle cure contro il
cancro; bimbi che hanno solo pochi anni di vita ma con i
volti segnati da un lungo e difficile percorso clinico. La
più piccola ha solo quattro anni, cinque mesi in meno
dell’età di mia figlia, e mentre leggevo quel che Anna, la
protagonista del libro, ha dovuto sopportare, non ho potuto
fare a meno di frenare le lacrime e di pormi infinite
domande, di pronunciare quei tanti perché che ormai Dio mi
sente fare milioni di volte.
Non è facile accettare che tutto questo accada e così come
se lo chiede l’autrice, viene spontaneo domandarsi, come
possa un bambino sopportare tutto quello che un adulto
affronta come l’inferno sulla terra. Certo è che quando
fermo i miei occhi sul piccolo viso della “mia bimba” mi
duole perdermi nel suo sguardo, così provato, così stanco… e
non mento se ammetto che, spesso e volentieri, la fede
vacilla e la rabbia riempie il mio cuore.
L’autrice ritrova una fede che la rasserena e la nutre,
lungo il travagliato percorso verso la guarigione. Scrive
che Dio è bellezza ed ha ragione. Dio è amore ed è ovunque,
negli occhi di un bambino o nello scodinzolare di un cane,
basta saper guardare. Il dolore spoglia l’uomo di ogni
ipocrisia, lo rende umile, ed è solo con l’umiltà che si
diventa grandi.
Questo libro è scritto con molta umiltà. Anna Milici con le
sue parole ci regala un’enorme esperienza di vita e ci aiuta
a ridimensionare noi stessi, la nostra mente, il nostro
cuore, la nostra anima e a non dimenticare che la vita, la
nostra esistenza su questa terra, è fragile, che il nostro
corpo è fragile e che ogni giorno, ogni attimo, ogni respiro
è un preziosissimo dono di Dio.
I miei complimenti, per quel che valgono, all’autrice di
questo testo, molto vivido nel suo lacerante, angoscioso,
argomento.
I proventi di questo testo saranno devoluti
all'AIL
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