Ho scritto un libro, perché diventi d’esempio e monito a quelle
donne, che per vari motivi, continuano a vivere rapporti
sentimentali travagliati, con uomini violenti. Perché possano
trovare il coraggio di ribellarsi e di dire, basta! Perché uomini –
che si definiscono uomini di legge – dovrebbero avere il dovere di
ascoltare e approfondire storie di normale follia, in quanto è da
queste che scaturiscono i grandi drammi e le tragedie famigliari che
ogni giorno leggiamo nelle pagine di cronaca dei quotidiani.
Anna Falcone
....E fui sua! Così, senza accorgermene divenni la carcas-sa della
Butterfly, impigliata al centro della tela del ragno. Giorno dopo
giorno mi risucchiava la linfa vitale di cui si nutre.
Spietatamente cinico, abile camaleonte, opportuna-mente mutava
d’abito ad ogni occasione, così da confondermi per poi fendermi e
infine offendermi. Mi lasciai trasportare dal fiume in piena del suo
dire geniale e maledetto. Una gabbia di parole simile al quattro di
spade, che ti rende prigioniero tra sbarre di vetro trasparente.
Dondolava i miei sogni in una culla di ghiaccio, recitando a memoria
il copione del buon Samaritano. Poi, come Lazzaro, resuscitava
uscendo dal sepolcro buio della sua casa maleodorante di corpi in
putrefazione ed io, la Maddalena, pronta a sanarlo e ripulirlo, a
staccargli i vermi appiccicosi dalle carni, a mettergli il sole tra
le mani perché illuminasse il suo cammino e scaldasse quel cuore di
pietra aguzza che ha scolpito nel petto. Freddo e insensibile cuore
appena scheggiato da un po’ di poesia.
Non c’è profondità dietro tanta superficie. Eppure anch’io caddi
nell’inganno e credetti d’aver incontrato il Parsifal del mio
immaginifico.
Tutto iniziò con una rosa tra i capelli e le tue parole come pane
per i miei denti. Tutto finì con una rosa tra i capelli e perle di
sangue che uscivano dalla mia bocca spalancata a guardare attonita
il buco nero di una telecamera che stava immortalando l’ultimo
incontro tra due titani agli avamposti della luce e delle tenebre.
Vita e morte e tu scegliesti di restare lì dove sei sempre stato,
nel fondo del pozzo ad attendere uno per volta i Narciso che,
stoltamente ingannati dal tuo riflesso, precipitano nell’abisso.
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