L'utilizzo dei nostri Portali è riservata esclusivamente agli Associati di Akkuaria

LE COLLANE DI AKKUARIA

Narrativa

Poesia

Danza

Saggistica

Teatro

Antologie

Giallo & Noir

Fantasy & Fantascienza

Narrativa Ragazzi e Bambini

Concorso letterario

ALFIO PATTI

La poesia matèlica del poeta che prega bestemmiando
Fra metafore e allusioni, fra tradizione e modernità, un modo inedito di fare poesia siciliana


di Alessandra Muschella




“Matèlica perché – a dire di Alfio Patti, brillante poeta catanese – indispone il lettore distratto, l’uomo mediocre che non vuole guardarsi allo specchio, che non vuole fermarsi per meditare, riflettere e capire dove stia andando lui, e dove stia andando il mondo”. Così, vincendo le iniziali resistenze sul nome di battesimo da dare alla sua poesia, Alfio l’ha voluta definire.
Il termine mataioloicòs, di origine greca, e piuttosto diffuso nella zona etnea, e ha diversi significati, positivi e negativi. Da simpatico a vano, antipatico e superficiale, ma anche puntiglioso, meticoloso (Antonio Traina)comunque che indispone.
Alfio Patti costruisce la sua weltanschauung negli anni Settanta e Ottanta. Dagli anni subito dopo il Sessantotto, agli anni dell’ansia; a quelli di piombo, della delusione politica del tradimento dei padri e della crisi dell’ io. Matura, poi, la definitiva condizione di orfano politico all’alba degli anni Novanta, a tu per tu con le macerie della caduta del muro di Berlino.
Patti, però, nonostante dichiari di vivere alla continua ricerca di una identità personale e sociale, fra una miriade di identità distorte, affida alla sua poesia il compito di stimolare il lettore perché si imponga alla vita e alla società, nonostante tutto.
Un invito a reagire e un messaggio di speranza va colto nella sua poesia, e va colto scavando nel suo linguaggio poetico, scritto (nella forma), nel pieno rispetto della koiné dell’ortografia e della sintassi della lingua siciliana, ma con un proprio leitmotiv, una propria musicalità.
Da subito, il poeta di “Canti di Pietra Lava” (sua prima raccolta di esordio nel 1985) si è imposto un suo modo di fare poesia che consiste, innanzi tutto, nell’evitare i procedimenti ritmici convenzionali, le cadenze note e scontate, i versi di facili effetti, orecchiati e non originalmente costruiti. A essi egli contrappone un andamento quasi prosastico, ricco di allusioni, metafore e quel suo mondo che gli fa guardare gli uomini e la realtà con diffidenza.
Egli si sente cittadino della propria coscienza in una società caotica, che prima ancora di essere criticata andrebbe compresa.
La ricerca spasmodica dell’esistenza di Dio lo porta a pregare “bestemmiando” per rivendicare, col suo religioso ateismo, la dignità dell’uomo, calpestata dall’uomo. Insieme alla pace e alla libertà, negate dall’uomo. Rimettere a Dio la soluzione dei problemi della vita, concetto così tanto radicato nella cultura popolare, non lo convince! La cultura del più forte che la fa in barba all’onesto e all’indifeso fa scaturire dalla sua penna versi di sottile denuncia di una condizione umana universale in cui tutti gli emarginati, gli sfruttati si rivedono, quelli di ieri come quelli di oggi. In Patti la poesia ritorna accanto alla gente ma senza alcuna retorica né toni rivoluzionari e trionfalistici.

INTERVISTA AL POETA

Parlare di Alfio, cultore ed estimatore della poesia siciliana, non è facile. Da anni affermato nel mondo poetico siciliano, anche per le tante attività di promozione della poesia siciliana attraverso suoi spettacoli quali “Allakatalla” che porta in giro in Sicilia e all’estero, Alfio non segue schemi e aberrazioni delle avanguardie e dello sperimentalismo, ha trovato una sua fisionomia e una collocazione tra la tradizione e la modernità.

Perché scrivi in siciliano?
La lingua se la sceglie chi scrive, come il “mastro” si sceglie i ferri per lavorare. Il siciliano mi sembra di rottura con la lingua e la tradizione nazionale. Furono gli incontri con i poeti Ignazio Buttitta e Salvatore Camilleri che mi hanno dato il via per la scelta definitiva. La poesia siciliana, che è anche colta, è stata poco diffusa e snobbata dai grandi intellettuali siciliani. Forse ora vi è una timida ripresa e una maggiore attenzione per la poesia siciliana. Per natura sono per le minoranze e per chi ha poca voce: il siciliano ha bisogno di nuova linfa e di sostegno, e ho sposato la causa.
 

E’ una scelta comunicare con la poesia?
Spesso diventa un’esigenza. Oggi si parla tanto di comunicazione proprio perché la gente non sa più comunicare. La poesia non è mai stata per il grande pubblico, se bisogna essere sinceri, la narrativa, per esempio lo è di più. La poesia è un distillato che come tutti i liquori raffinati bisogna sapere apprezzare. In questi ultimi tempi, però, la poesia si sta aprendo alle nuove generazioni e forse perché in questa era tecnologicamente intelligente gli uomini vogliono reagire alla refrattarietà, alla superficialità, insomma, vogliono vivere a dimensione d’uomo.
 

I lettori di poesia sono stati sempre pochi, è colpa del “distillato”, dei poeti, degli editori, dei mass media?
Per me è colpa di tutti congiuntamente. Dei poeti perché spesso si chiudono in un aristocratismo, precipitando nell’astratto e nell’astruso, allontanandosi così dalla poesia onesta e genuina e chiudendosi in quelle che io chiamo “cumacche” poetiche dove solo gli “amici” possono entrare. Gli editori non favoriscono la pubblicazione dei testi poetici, se ciò avviene, avviene a spese dell’autore e senza nessuna distribuzione. Essi agevolano libri che fanno cassetta. Il pubblico culturalmente immaturo è spesso incapace di scegliere e di giudicare, appiattito com’è dall’abitudine alla ricezione passiva dei mass-media. La carenza di spessore culturale e di educazione alla poesia chiama sul banco degli imputati anche la scuola. La scuola può addebitarsi una parte di responsabilità nell’educazione alla poesia in quanto insufficientemente disponibile a fornire gli strumenti adeguati e indispensabili alla lettura del testo poetico. La scuola sollecita scarsamente gli stimoli psicointellettivi indispensabili allo sviluppo dell’intelligenza.
 

Qual è il tuo contributo alla diffusione della poesia siciliana?
Renderla più gradevole. Da tempo, convinto che per tirare fuori la poesia dal recinto dove si trova rinchiusa, porto in giro una conferenza spettacolo dal titolo “Allakatalla”. Si tratta di un cocktail di musica e poesia per far conoscere, anche agli studenti nelle scuole, le tradizioni e i valori di Sicilia che rischiano di scomparire. Così l’amore, il duro lavoro dei campi, la religiosità, la gelosia e persino la morte, negli usi e costumi della gente siciliana sono “cuntati” da me attraverso canzoni e versi che si perdono nel tempo. La performance è arricchita da antichi proverbi, gabbi e miniminagghi. Oltre ai canti conosciuti e meno conosciuti del XV e XVII secolo, appartenenti alla tradizione popolare, imbracciando la mia chitarra, recito versi e canto canzoni di autori contemporanei cui ho dato la musica.
La conferenza acquista, così, una dimensione visivo-fonico-gestuale tale che la poesia viene meglio recepita e apprezzata dalla gente. Lo so, in questo caso è la poesia che va verso il pubblico e non il pubblico verso la poesia: pazienza, qualcuno si deve pur muovere.

SCHEDA DEL POETA
Nato a San Gregorio di Catania nel 1957. Giornalista. Da vent’anni si occupa di poesia siciliana e tradizioni popolari. Ha presentato la poesia siciliana anche all’estero: Parigi, Sidney, Melbourne. A Città del Messico ha parlato del petrarchismo in Giuseppe Nicolosi Scandurra, poeta siciliano del Novecento.

È vietato l'uso delle immagini e dei testi non autorizzato.
© 2006 Associazione Akkuaria

 

Presentazione Akkuaria - Statuto Akkuaria - Scrivi Akkuaria