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Alfio PattiLa parola ferma in goladi Alessandro Giuliani
Un italiano regionale per raccontare i vizi e le virtù di un paese siciliano, quali appaiono all’ottica inquieta di chi, allontanandosene, non ha saputo, né voluto cancellarli dalla propria vita. La parola ferma in gola è un romanzo breve, ma intenso e avvincente. L’autore è Alfio Patti, giornalista, poeta e studioso di tradizioni popolari, siciliano autentico che trasfonde nel suo libro tutto se stesso: passione politica, vitalità idealismo, valori, ma anche sete di giustizia inappagata, delusione, amarezze, rabbia. La corruzione e il clientelismo, la sopraffazione e la sottile rete di connivenza che investe la società a tutti i livelli, la rassegnazione atavica di un popolo i cui migliori elementi sono spesso costretti a rinunciare a combattere e a partire per un Nord freddo e non sempre accogliente, ma per certi versi più vivibile. Sono solo alcuni tra i temi affrontati in questo romanzo “onesto” e dai toni “agro-dolci”, che non cede alle facili lusinghe di una visione manichea della realtà né tanto meno si abbandona ad abusate quanto fuorvianti descrizioni convenzionali. Ma che ci restituisce, piuttosto, un’immagine sfaccettata della Sicilia di oggi, con le sue luci e le sue ombre, le sue contraddizioni e la sua straordinaria bellezza, la sua cultura dalle antiche radici popolari e la sua incultura.È, però, uno in particolare il filone scelto dall’autore a rappresentare emblematicamente l’avvento della modernità e del benessere apparente: non più la mafia tradizionale e il suo inattaccabile potere occulto, bensì quella più strisciante della speculazione edilizia degli anni Settanta-Ottanta, con il suo apparato di funzionari corrotti che, facendo leva sul colpevole silenzio di cittadini rassegnati e collusi, intascano tangenti in cambio di normali certificati di edificabilità, emessi senza le solite estenuanti e pretestuose lungaggini burocratiche. Il testo è incentrato sui personaggi, tratteggiati con potenza icastica non comune, pur senza mai scadere nella caricatura, che il protagonista incontra nel corso del suo breve soggiorno in terra natia in occasione della morte della madre. Per Gregorio la fuga dal paese per un definitivo rientro al Nord equivale, a questo punto, a una fuga da se stesso, da una Sicilia madre e matrigna. L’unica soluzione per sottrarsi alla sofferenza e al senso di colpa latente di chi si sente impotente e disarmato di fronte a soprusi ed abusi di potere, di chi rifiuta la logica qualunquista dello “sperto”. Il prezzo che paga Gregorio – stimato architetto, “emigrante” per ambizione, più che per reale bisogno - è, però, molto alto in termini di affettività, di emozioni, di identità, di entusiasmo per la vita. L’addio alla sua Sicilia è lo stesso delle migliaia di emigranti che varcano lo Stretto di Messina da più di un secolo e che avvertono, inesorabile, durante ogni traversata, un groppo alla gola.La parola ferma in gola è, vuole la leggenda, quella dei marinai inghiottiti dai vortici del mare, forse la parola definitiva del moribondo, che dà un senso ultimo alle cose, suggellando ogni esistenza. Eppure, l’opera di Alfio Patti – inguaribile ottimista per istinto, anche quando i fatti non concedono spazio alla speranza – è, sì, pervasa da una sottile vena di malinconia e rimpianto, ma fugge ogni estrema negatività stemperando il dramma nell’ironia. Il suo linguaggio - intriso di regionalismi, di sapide espressioni gergali e di pillole di saggezza popolare proverbiale che ridanno voce a un mondo contadino in via di estinzione – offre momenti di travolgente allegria e delinea, con rapidi cenni, personaggi, caratteri, ambienti. E’ il caso di dire che Patti sollecita i cinque sensi del lettore catturando ogni particolare con l’immediatezza del cronista che scrive di realtà vissute e con la spontanea freschezza dell’affabulatore appassionato e innamorato della sua Terra.Alfio PattiLa parola ferma in golaProva d’autoreCataniapagine 148, euro 8,00
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