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Alfio Patti è nato a San Gregorio di Catania nel 1957. Sin da giovane approda ad esperienze di vita, fuori dal suo piccolo microcosmo paesano, lungo le strade di capitali europee. Esordisce nel 1985 con il libro di poesie in dialetto siciliano, dal titolo “Canti di Petra Lava”.

Insieme a Fortunato Pasqualino ed altri (Giuseppe Cavarra, Corrado Di Pietro) ha curato diverse edizioni dei lavori raccolti per il Centro Studi “Turiddu Bella”.

Delle sue pubblicazioni hanno scritto: Ignazio Buttitta, Santi Correnti, Ruggero Orlando, Pino Amatiello, Fortunato Pasqualino, Mario Grasso, Giuseppe Gulino, Rita Verdirame, Elio Distefano, Sergio Talamo, Vera Ambra, Ennio D'Alba e Salvatore Camilleri."

ARTICOLI E RECENSIONI

“La poesia, cuntata e cantata da Alfio Patti”

 Si tratta di un cocktail di musica e poesia per far rivivere le tradizioni e i valori di Sicilia che rischiano di scomparire. Così l’amore, il duro lavoro dei campi, la religiosità, la gelosia e persino la morte, negli usi e costumi della gente siciliana sono “cuntati” da Alfio Patti attraverso canzoni e versi che si perdono nel tempo.

Le performance sono arricchite da antichi proverbi, gabbi e miniminagghi. Oltre ai canti conosciuti e meno conosciuti del XVI, XVII e XVIII secolo, appartenenti alla tradizione popolare, Patti imbracciando la sua chitarra, recita versi e canta canzoni di autori contemporanei cui ha dato la musica.

Lo spettacolo si arricchisce di altro spettacolo con l'inserimento della figura del "Cantastorie"  che si distacca da quella dell’Aedo narratore che Alfio Patti impersona con disinvolta versatilità. Il tutto per dare una dimensione visivo-fonico-gestuale alla poesia, per farla comprenderla meglio e allo stesso tempo renderla gradevole al pubblico. Gli spettacoli di Alfio Patti continuano a riscuotere grande successo, non solo in Sicilia ma anche all’Estero.
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Sicilia a portata… di voce
Se la gente non va alla poesia, la poesia deve andare alla gente, scuole incluse

di Valeria Gasperi


Brescia - Da anni il suo impegno artistico e culturale è fruibile in conferenze-spettacolo, aventi per protagonisti versi musiche canti e didascalie di motivi siciliani classici e moderni. È durante “Allakatalla”, uno di questi singolari spettacoli, visivo-fonico-gestuali, che ho la fortuna d’incontrare Alfio Patti, laureato in Pedagogia, responsabile del quindicinale scolastico “La Tecnica della Scuola” e addetto stampa di San Gregorio di Catania, suo Comune natale.
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ORO DI TRINACRIA

“Canzuneri ppi Rusidda”
Giuseppe Nicolosi Scandurra al microscopio poetico di Alfio Patti

di Elio Distefano

Il rapporto che si stabilisce fra il filologo e la sua edizione di un testo è sempre particolare, e ha la sua ragion d’essere nelle motivazioni che hanno spinto l’editore del testo a vestire i panni del filologo e del critico testuale.

Queste motivazioni Alfio Patti le chiarisce bene nella “premessa” che precede l’opera: l’occasione di occu-parsi di Nicolosi Scandurra si genera dietro lo stimolo di un amico poeta, Salvatore Camilleri, e si radica in un contesto di studi appassionati e di sodalizi culturali, scaturendone come naturale conseguenza...
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Alfio PattiTutto può cambiare sotto il sole
Cultura in viaggio, scortata da Libertà, verso la Sicilia "in cui noi crediamo", parola di Alfio Patti

di Valeria Gasperi
Brescia - In ognuna delle sue manifestazioni autorali viene in luce il dominio sicuro della parola, duttile nell'adattarsi allo scopo di informare, descrivere, evocare. Alfio Patti scaglia le parole come frecce verso il bersaglio dell'ironia, o quello della rassegnazione, non raramente toc-cando il livello alto della commozione. Attivo da anni per la valorizzazione del dialetto siciliano, ha dato con La parola ferma in gola, romanzo idilliaco e nostalgico, una buona prova di narratore.

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NUDI E CRUDI
Ricercatezza di temi e novità di linguaggio
di Giuseppe Gulino

già docente di Dialettologia
all'Università di Catania

Sui quotidiani nazionali e stranieri appaiono con una certa frequenza articoli che si occupano dei problemi della comunicazione e tutti mettono in rilievo la progres-siva scomparsa di un gran numero di lingue, che fino a qualche decennio addietro erano circa 6500 e ora non superano probabilmente il numero di 5000. Le cause di questa drastica riduzione sono molteplici e non è questa la sede più adatta per esaminarle nel dettaglio. Ci basta ricordarne solo alcune, come il progresso che impone l’uso di nuovi termini e nuove strutture, i fenomeni di globalizzazione che ci costringono a superare i confini delle singole nazioni uniformando e appiattendo gli idiomi parlati dalle singole comunità ... Vai all'articolo

La rapsodia della vita

Spunti per una lettura di “Nudi e crudi”
di Elio Distefano

La seconda raccolta di versi di Alfio Patti presenta una struttura tripartita: si parte dai ricordi della carusanza e, passando attraverso la matelicheria del presente, si approda alla saccurafa, ideale ago per ricucire il tessuto lacero dell’esistenza umana con il filo della memoria. L’inizio è segnato da una dichiarazione doppia, di argomento e di poetica, e questo ne fa una sorta di proemio: in Arrivau a negghia si disegna lo scenario che dominerà i versi con tocchi rapidi e densi, non impressionistici ma, per la loro intrinseca forza, capaci di farsi linee portanti dell’opera dal punto di vista tematico: i “carusi/scausi e nudi” sono assoluti protagonisti di una ideale giornata vissuta su quelle strade che diventano il teatro (reso quasi sacro dalla memoria) in cui si svolge l’umana commedia dell’infanzia. Vai all'articolo

Alfio Patti

La parola ferma in gola
di Anna Maria Di Falco

Il protagonista del romanzo, emigrato da anni a Venezia, torna in Sicilia in occasione del funerale della madre e nella narrazione dei pochi giorni che trascorre nel suo paese d'origine fa rivivere le contrad-dizioni di una terra amata e nel contempo odiata dai suoi figli, mai, comunque, dimenticata.
Il romanzo, in forma lieve e senza appesantimenti retorici, attraverso i pensieri, le emozioni, i sentimenti, la nostalgia... Vai all'articolo

Alfio Patti

Il nodo inestricabile delle proprie radici
di Silvana Carbonaro

Un italiano regionale per raccontare i vizi e le virtù di un paese siciliano, quali appaiono all'ottica inquieta di chi, allontanandosene, non ha saputo, né voluto cancellarli dalla propria vita.
Giunge l'architetto Gregorio Scalia in Sicilia per il funerale della madre. La rivisitazione dell'isola, si rimette sin dalle prime pagine al "ritorno dell'esule", da Ulisse a Foscolo, a Vittorini, a Pavese. incluso il ritorno impossibile di 'Ntoni Malavoglia. Vai all'articolo

Alfio Patti

LA PAROLA FERMA IN GOLA

di Marco Scalabrino

“ Tutto autenticamente siciliano “.
È lo stesso autore che, in epilogo quasi delle centoquaranta pagine circa del suo lavoro, ce ne fornisce, di prima mano, l’interpretazione originale.
Siciliana è difatti la scena ( Venezia e l’Università, la laurea in Architettura, e Clara sono lontane, appena delineate sullo sfondo ): il fantomatico - ma non troppo a ben considerare - paese di San Girolamo, situato in collina di fronte allo Ionio... Vai all'articolo

Fra metafore e allusioni, fra tradizione e modernità, un modo inedito di fare poesia siciliana

di Alessandra Muschella

“Matèlica perché – a dire di Alfio Patti, brillante poeta catanese – indispone il lettore distratto, l’uomo mediocre che non vuole guardarsi allo specchio, che non vuole fermarsi per meditare, riflettere e capire dove stia andando lui, e dove stia andando il mondo”. Così, vincendo le iniziali resistenze sul nome di battesimo da dare alla sua poesia, Alfio l’ha voluta definire.
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Alfio Patti

La parola ferma in gola

di Alessandro Giuliani

 

Un italiano regionale per raccontare i vizi e le virtù di un paese siciliano, quali appaiono all’ottica inquieta di chi, allontanandosene, non ha saputo, né voluto cancellarli dalla propria vita. La parola ferma in gola è un romanzo breve, ma intenso e avvincente. L’autore è Alfio Patti, giornalista, poeta e studioso di tradizioni popolari, siciliano autentico che trasfonde nel suo libro tutto se stesso: passione politica, vitalità idealismo, valori, ma anche sete di giustizia inappagata, delusione, amarezze, rabbia.
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Alfio Patti: «Una cosa è poesia in dialetto, una cosa è poesia dialettale.

Presentazione di Rita Verdirame

 

A metà dello scorso secolo il critico Pietro Pancrazi operava una distinzione all’interno della produzione in rima vernacolare: «una cosa è poesia in dialetto, una cosa è poesia dialettale. La poesia dialettale il suo nutrimento maggiore lo trova in atteggiamenti e sentimenti connessi al colore esterno e all’ambiente delle parole che usa; è più folclore che poesia. La poesia in dialetto invece non accetta folclore e al dialetto chiede soltanto l’espressione e il suono...
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LINK ad altri articoli pubblicati su Alfio Patti

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* Prefazione al libro di Vera Ambra
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