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dal Virtuale
al Reale
«1a
Fiera Letteraria dedicata agli Autori
di Akkuaria»
La grotta dei poeti
di Beatrice Gradassa
Venerdì
28 settembre, volo (forse) a Catania. A Roma Fiumicino causa
vento funziona una sola pista e molti voli sono cancellati.
Nell’attesa vago e
inesorabilmente una copertina “mi chiama” da dentro la libreria.
Entro, afferro il
libro, è “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury del quale giorni
addietro ho letto una recensione sul blog di un amico.
Spesso lo si legge a
scuola, mi hanno detto, ma io non ho avuto il piacere.
Colgo il “segno” e lo
prendo.
Giro senza fretta e senza
figli tra gli espositori straripanti di volumi, frugo con gli
occhi e con le mani, scelgo un libro per mio figlio di 11 anni,
non potrei non farlo con Fahrenheit ben stretto al petto
dall’altra mano.
Vado all’imbarco: tre ore
di ritardo ma raggiungerò Vera Ambra.
Durante il volo mi chiedo
se sono “normale”, io che m’infilo in libreria, compro due
libri, quando ne ho una manciata dei miei nella valigia e un
“mucchio” d’altri autori che m’attendono nella sede
dell’Associazione MarranzAtomo che ospita la tappa catanese
della 1^ Fiera letteraria itinerante di Akkuaria, nella quale
arrivo nel tardo pomeriggio.
Faccio capolino, Vera Ambra
mi fa cenno di raggiungerla sul retro.
Un abbraccio, sistema il
mio bagaglio in un angolo, poi mi dice di andare in sala con gli
altri che hanno già iniziato.

Mi siedo in fondo tentando
di non fare rumore, un poeta sta recitando i suoi
versi.
Mi guardo intorno e
scopro i magnifici quadri appesi alle
pareti, la scala a chiocciola - anch’essa un’opera d’arte - che
sale al soppalco nel quale sotto una volta a grotta intravedo
parte di una sedia e un tavolino retrò apparecchiato con un
candeliere, dei libri ben sistemati nelle vetrine laterali, ed
affreschi “vivi” alle pareti.
In fondo alla sala Vera
Ambra è di nuovo seduta al tavolo a presentare un altro autore,
un altro libro, mentre la voce di una chitarra s’alterna ai
versi o talvolta li accompagna.
Sopra le loro teste una
volta affrescata: è “l’anima che suona” recita la frase (scritta
in siciliano) subito sotto all’immagine… e in questa calda sera
catanese quante voci diverse compongono una sola grande melodia,
come un’orchestra variopinta ed affiatata, qui nella grotta dei
poeti, celebriamo ognuno col suo grande modesto apporto un inno
all‘arte.
Sabato l’incontro con i più giovani, tanti ragazzi alcuni autori
alle prime armi, altri spettatori partecipi, che si lasciano
coinvolgere anche in un dibattito riguardo alle problematiche
dell’adolescenza. La grotta s’anima della loro fresca energia.
Tutti riportano a casa un
seme nel cuore ed almeno un libro. Anch’io lascio la mia
manciata di libri di poesia e faccio scorta di libri d’altri
autori, altri preziosi “scrigni di parole”. Domenica mattina
arriva troppo presto e vado via anch’io con il mio seme nel
cuore, una scatola di prelibati dolcetti alle mandorle, e con la
valigia più pesante dell’andata.
Lunedì e martedì divoro Fahrenheit: il presagio di Bradbury mi
stordisce per la sua drammatica verità. Poi ripenso alla grotta
dei poeti, guardo il mio scaffale libreria e penso che c’è
ancora speranza se almeno una parte di quei semi accolti nel
cuore germoglieranno. Mio figlio mi dice «Mamma, tu fai cose
strane» lo interrogo sul perché e lui risponde «Beh, per
esempio leggi un libro di 200 pagine in solo due giorni» sorrido
e gli faccio notare che anche lui fa cose strane, passa ore a
giocare con i tanti videogiochi che corredano il suo ampio
“parco elettronico-informatico”. La prossima volta porterò anche
lui con me nella grotta dei poeti, chissà che non scopra una
nuova passione.

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