Scritto tra il 2006 e il 2007, un pomeriggio racconta gli ultimi giorni di vita di un intellettuale e l’indagine del poliziotto che cerca di far luce sulla sua morte. La prima parte del libro accoglie le esperienze di vita di Adolfo Aranci, studioso molto attratto dalla sfera fisica dell’esistenza e dall’universo femminile.

Diverse sono infatti le donne che compaiono nel suo diario, in cui vengono tratteggiati momenti di vita quotidiana. Una di queste donne, Lolita Arcani, rappresenta il collegamento tra la prima e la seconda parte del libro, dove protagonista principale diventa Guglielmo, il commissario di polizia che segue le indagini sulla morte di Adolfo. Guglielmo parte da pochi indizi e fatica a trovare una direzione precisa da dare alle sue ricerche. L’identificazione del cadavere è infatti difficile, visto che mani e volto sono stati bruciati.
L’altro protagonista della seconda parte è l’assassino, il cui diario si intreccia alla narrazione relativa alle indagini.
Un pomeriggio non è un giallo vero e proprio, anche se ci sono gli elementi tipici dei polizieschi. L’omicidio, le indagini, lo stesso commissario di polizia, sono occasioni per un racconto psicologico.

Per guardare al presente, alla società italiana di inizio millennio. Al declino occidentale, all’involuzione della politica, al pensiero unico economico, all’immigrazione e alle reazioni che questa produce nelle persone, alla dilagante diffusione delle droghe e delle trasgressioni sessuali.

Paradisi artificiali sempre più “democraticamente” a disposizione di tutti.  

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